»Per_formare una collezione #4»

23.05.15 — in progress

Joseph Beuys, La Rivoluzione siamo noi, 1971. Collezione privata, Napoli. Foto © Amedeo Benestante
Il capitolo conclusivo del progetto Per_formare una collezione, dedicato alla costituzione progressiva della collezione permanente del museo Madre.
a cura di Alessandro Rabottini, Eugenio Viola

Il capitolo conclusivo del progetto Per_formare una collezione  – avviato nel 2013 e che a partire dall’autunno 2015 prevedrà nuove ulteriori modalità d’intervento – è dedicato alla costituzione progressiva della collezione permanente del museo Madre.
Il progetto nasce dal desiderio di condividere l’identità e la funzione della collezione museale oggi, quale strumento di riflessione critica, educazione e narrazione multipla, cui sono chiamati a partecipare gli artisti e il pubblico, insieme a critici, collezionisti, galleristi e altre istituzioni. La collezione del Madre si configura così come un’entità “per_formativa”, in divenire e progettuale, che definisce il museo non soltanto come spazio fisico ma anche come insieme di relazioni sociali e simboliche, di storie da raccontare e di possibilità da configurare.

Per_formare una collezione #4 conferma le due direttrici principali che la collezione del Madre ha assunto in questi due anni. Se, da una parte, la collezione racconta la storia della cultura d’avanguardia, con particolare riferimento a quanto accaduto a Napoli e in Campania negli ultimi cinquant’anni – esplicitando il loro ruolo di storici crocevia delle ricerche più autorevoli in ogni campo della sperimentazione, dalle arti visive al teatro, al cinema, all’architettura, alla musica e alla letteratura – dall’altra essa esplora il presente e ipotizza il futuro, attraverso l’inclusione di artisti che rispondono con nuove opere a questa storia. Il percorso non è organizzato secondo un ordine cronologico o in base a un approccio geografico, bensì su un’organizzazione tematica delle sale, in modo che le opere e i documenti generino un dialogo fra linguaggi e pratiche di artisti appartenenti a generazioni, formazioni e provenienze diverse intorno a preoccupazioni comuni. In questo modo il museo Madre si dota di una collezione al contempo radicata nel proprio territorio e attenta alle dinamiche della ricerca internazionale. Come in un finale aperto, il progetto è destinato a proseguire nel tempo, per esplorare sempre più il carattere per_formativo che la collezione esercita sull’identità e sulle funzioni del museo.
In particolare, presso l’area del mezzanino (scala sinistra), si costituisce il nucleo in progress della collezione di opere video del museo, mentre le aree del secondo cortile e del terrazzo ospitano il nucleo in progress della collezione di sculture all’aperto.
Al secondo piano il percorso della collezione si articola in sale in cui le opere, pur nell’autonomia delle singole pratiche artistiche, sono allestite secondo aree tematiche, fra loro integrate: l’opera come azione partecipata e simbolica (a partire dall’incipit La rivoluzione siamo noi, 1971, di Joseph Beuys, sintesi stessa della collezione del Madre); il ruolo della parola e del linguaggio nello spazio fisico e sociale; la progressiva teatralizzazione dell’opera, nelle relazioni fra arti visive, performance e teatro; le pratiche della scultura e della pittura in relazione all’affermazione delle ricerche di Fluxus, Arte Povera e Neo- Avanguardie processuali e concettuali degli anni Sessanta e Settanta, fino al ritorno alla pittura e la riscoperta di elementi come tradizione, folklore e manualità all’inizio degli anni Ottanta, presagio di un possibile arcaismo contemporaneo opposto al dominio digitale; il ruolo della Storia in un sistema dell’arte sempre più connesso e comparativo; le relazioni fra arte, architettura e design, in particolare in relazione alle forme radicali che ripensano il nostro vivere collettivo; l’auto-rappresentazione dell’artista, la sua multiforme mitologia e mitografia contemporanee.

In occasione di quest’ultimo capitolo, e in attesa dei futuri progetti sul tema della collezione museale, la collezione del Madre si arricchisce di opere storiche e di nuove commissioni di: Marina Abramović, Getulio Alviani, Giovanni Anselmo, Richard Artschwager, Renato Barisani, Bill Beckley, Bianco-Valente, Agostino Bonalumi, James Lee Byars, Pier Paolo Calzolari, Capri. Un pretesto, Carter, Danilo Correale, Tony Cragg, Riccardo Dalisi, Berlinde De Bruyckere, Giuseppe Desiato, Bruno Di Bello, Gabriele Di Matteo, Jimmie Durham, Falso Movimento, Lucio Fontana, Gilbert & George, Liam Gillick, Dan Graham, Gruppo XX, Judith Hopf, Thomas Houseago, Mimmo Jodice, Ilya & Emilia Kabakov, William Kentridge, Anselm Kiefer, Christian Leperino, Nino Longobardi, Francesco Lo Savio, Léa Lublin, Urs Lüthi, Luigi Mainolfi, Piero Manzoni, Giuseppe Maraniello, Raffaela Mariniello, Allan McCollum, Fausto Melotti, Mario Merz, Hidetoshi Nagasawa, Roman Ondák, Luigi Ontani, Operazione Vesuvio, Gina Pane, Luca Maria Patella, Manfred Pernice, Pino Pinelli, Robert Rauschenberg, Paolo Scheggi, Markus Schinwald, Lorenzo Scotto Di Luzio, Cindy Sherman, Ettore Sottsass, Ettore Spalletti, Haim Steinbach, Hiroshi Sugimoto, Superstudio, Ernesto Tatafiore, Eugenio Tibaldi, Andy Warhol, Franz West.

Il museo è aperto fino alle 19.30

Lunedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì, Sabato 10.00 ⋅ 19.30 — Domenica 10.00 ⋅ 20.00
La biglietteria chiude un'ora prima / Martedì chiuso / Lunedì ingresso gratuito