Lorenzo Scotto di Luzio

Lorenzo Scotto di Luzio, Studio sulla parabola dei ciechi tratto da Peter Brueghel (dettaglio), 2014. Collezione privata, Napoli. In comodato a Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Foto © Amedeo Benestante. | Lorenzo Scotto di Luzio, Study of the Parable of the Blind, after Peter Brueghel (detail), 2014. Private collection, Naples. On loan to Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Naples. Photo © Amedeo Benestante.

La ricerca artistica di Lorenzo Scotto di Luzio (Pozzuoli, 1972) si delinea sin da subito come una pratica trasversale che si avvale di strumenti diversi, dalla fotografia al video, dall’installazione al disegno. Momenti fondamentali nel suo percorso sono l’incontro con Giuseppe Desiato e la collaborazione con i colleghi Giulia Piscitelli e Pasquale Cassandro, con i quali fonda, nel 1992, Studio Aperto Multimediale, uno spazio-laboratorio indipendente nel centro storico di Napoli. Filo conduttore della sua ricerca è l’ironia pungente con cui l’artista dà vita ad una riflessione sulla società contemporanea e sulla stessa pratica artistica, spesso utilizzando il proprio corpo e la propria immagine. Il racconto di un’identità instabile, camaleontica ma sofferta, torna con forza in molti dei lavori in cui l’artista veste i panni di personalità celebri, da Groucho Marx a Luigi Tenco. La riflessione sull’identità incrocia il tema del fallimento, che attraversa tanto i video, accomunati da un senso di inadeguatezza e goffaggine che si traduce in una parodia di se stesso, quanto gli assemblaggi-ingranaggi che svolgono azioni inutili, rinnegando ogni funzionalità.
La lettura critica della società contemporanea, con la sua violenza e drammaticità, nonché del mondo dell’arte, governato da meccanismi che arrivano a strangolare la creatività dell’artista, sembra avvenire con leggerezza, ma rivela in fondo una nota malinconica che attraversa tutta l’opera dell’artista. “La sua multiforme attività esprime proprio questo senso di crisi imminente: un sottile intreccio di poesia e dolore del vivere, di speranza e delusione, bellezza e degrado, il tutto gestito con un’ironia dissacrante, spesso impietosa” (Andrea Bellini, 2002).

Studio sulla parabola dei ciechi tratto da Pieter Bruegel (2014) è ispirato direttamente al dipinto di Pieter Bruegel il Vecchio (1568), presente nella collezione del Museo Nazionale di Capodimonte: caratterizzato da un crudo realismo, il dipinto cinquecentesco mostra sei ciechi che avanzano in fila indiana, ciascuno appoggiandosi sulla spalla dell’altro; il breve corteo termina con la caduta del primo della fila, che presumibilmente porterà a cadere anche tutti gli altri. La cecità fisica diviene quindi un monito contro la cecità spirituale, causa di un epilogo infelice. Scotto di Luzio ricalca quasi fedelmente la composizione del dipinto di Bruegel il Vecchio, fatta eccezione per il personaggio centrale che si presenta come un innesto inaspettato, suggerendo uno strappo temporale e una possibile identificazione: con il suo sguardo perso, l’artista traspone l’originario avvertimento religioso all’incertezza contemporanea, incarnando l’inconsapevolezza – sempre attuale – con cui si va incontro al proprio destino.

AT