Anna Maria Pugliese

Annamaria Pugliese, The Presence, 2008 (still da video). Courtesy l’artista e Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, Napoli.

Orientata all’interazione tra sfera intellettuale e ambiente sociale, la ricerca di Anna Maria Pugliese (Napoli, 1942) riflette sul rapporto tra memoria e consapevolezza. Tale esigenza scaturisce dalla convinzione della centralità dell’arte (e dell’artista) non solo in ambito estetico, ma anche etico, e che l’indagine sulla memoria e la conoscenza-consapevolezza costituiscano gli strumenti di una coscienza di sé come di un rinnovamento condiviso e collettivo. Individuando nella “Natura” lo strumento principale del conoscere e del riconoscere, l’artista utilizza la propria immagine come diaframma che apre a inedite possibilità di comunicazione. Il corpo, dunque, è archetipo del logos e svolge una funzione di mediazione con la realtà sensibile. Il suo ultimo progetto, La memoria come strumento di coscienza creativa, esposto nel 2012 al MANN-Museo Archeologico Nazionale di Napoli e all’Istituto Italiano di Cultura di New York, esplora l’originario rapporto di sacralità tra natura e poesia, alfabeto e alberi, corpo e universo; valori dai quali può generarsi una riflessione su lontane, presenti e future radici culturali ed esistenziali così come per nuove forme di esistenza e coesistenza tra l’Io e il mondo.

I due video in collezione al Madre esemplificano questa ricerca sulla memoria e le dinamiche relazionali dell’artista: Presence (“Presenza”) indaga la problematicità del vivere quotidiano nel quartiere di San Lorenzo, popolato da individui e comunità eterogenei che sviluppano identità segnate da processi emotivi e comportamentali condizionati da un vissuto di presenza-assenza. La performance eseguita dall’artista nel 2008 con Stefano Ciannella al Madre, situato all’interno del quartiere, per la mostra N.Est. 2.0, è ripresa nel video che rivela, nelle parole dell’artista, “l’incontro con il ‘diverso’: l’alieno, che troviamo nelle nostre città multietniche, dischiude uno scenario di straniamento in cui irrompono voci che confondono la pars costruens e la pars destruens dell’esperienza. I due si osservano, ma non comunicano. Il loro disagio è visibile nell’incedere incerto in uno spazio attraversato dai commenti, fuori campo, di bambini che giocano a pallone nel vicolo adiacente al museo, – fra i quali uno dichiara: nun c’avite accusà!, “non dovete accusarci”! Un frammento di vita quotidiana specchio dell’indifferenza quotidiana; teatro di un’umanità restia a orientarsi in paesaggi umani diversi, a riconoscere l’alieno che è in ognuno di noi”.

Il secondo video, Do You Know Parthenope? – visibile attraverso un QR code nella versione originaria del 2012 e presente anch’esso in collezione al Madre – è un dialogo onirico tra l’artista e Parthenope, archetipo identitario della città di Napoli: nel video l’immagine dell’artista, posta di spalle “a includere l’alterità dello sguardo dello spettatore, appare immersa in un teatro dell’immaginario illuminato dal gnōthi sautón – sintesi dell’eros conoscitivo greco, di cui Parthenope è voce – che libera un sentimento capace di azzerare ogni confine spazio-temporale tra ‘archetipi e futuribile’” in un gioco di rimandi che alludono al “respiro corto” della contemporaneità in relazione alla “memoria intesa come valore universale capace di orientare lo sguardo verso un futuro scolpito sulla conoscenza delle radici”.

Olga Scotto di Vettimo