POST

un laboratorio di Liliana Moro a cura di Arianna Rosica
in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Napoli

Liliana Moro, Le Nomadi, 2023.
Foto Stefan Altenburger

 

 

 

 

 

 

 

POST è un progetto di formazione e ricerca promosso dal Museo Madre – Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Napoli, nell’ambito delle attività del Dipartimento di Didattica.

 

Curato da Arianna Rosica, il laboratorio si rivolge a studenti dell’Accademia e a dottorandi del Dottorato di Interesse Nazionale in Visual Arts, Performing Arts, New Media, New Technologies, Music and Cultural Heritage. Il titolo POST si configura come un dispositivo concettuale aperto: una soglia, un “dopo” non risolto, uno spazio di rielaborazione e riposizionamento. Più che definire un ambito tematico chiuso, attiva un campo di indagine in progress, ridefinito a partire dalle dinamiche che emergeranno nel confronto tra artista, partecipanti e contesto.

 

Il percorso prevede la selezione di un massimo di quindici partecipanti e si articola in più fasi: una lectio magistralis, momenti di confronto preliminare e un workshop intensivo in presenza con l’artista, fino a una restituzione pubblica del lavoro sviluppato.

 

Il progetto vede la partecipazione di Liliana Moro, invitata a condividere la propria pratica e il proprio metodo all’interno di un processo non didattico in senso tradizionale, ma fondato sullo scambio e sulla costruzione di una postura critica rispetto al fare artistico. La sua presenza definisce una cornice poetica e concettuale entro cui i partecipanti sono chiamati a posizionarsi, attraversando un’esperienza orientata più alla ricerca che alla produzione.

 

Liliana Moro, artista visiva milanese formatasi all’Accademia di Belle Arti di Brera con l’artista Luciano Fabro, sviluppa una pratica caratterizzata da rigore formale ed essenzialità linguistica. Il suo lavoro si articola attraverso una pluralità di media, suono, parola, video, scultura, oggetti e performance, dando forma a dispositivi che interrogano la relazione tra presenza, spazio e percezione. Attraverso interventi misurati, spesso costruiti a partire da materiali d’uso comune o industriale, la sua ricerca indaga condizioni di tensione ed equilibrio, attivando una dimensione al contempo concreta e sospesa, in cui l’esperienza del reale si apre a una lettura critica e sensibile.

 

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