Haim Steinbach

Haim Steinbach, “Capri Suite 3”, 1988. Collezione Lia Rumma, Napoli. In comodato a Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Foto © Amedeo Benestante. | Haim Steinbach, “Capri Suite 3”, 1988. Lia Rumma collection, Napoli. On loan to Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Photo © Amedeo Benestante.

Artista di origini israeliane, Haim Steinbach (Israele, 1944) inizia a esporre a New York, dove risiede, alla metà degli anni Settanta, in un clima di grande sperimentazione e vivacità culturale caratterizzato dall’attività di collettivi di artisti come Fashion Moda e Group Material, con i quali Steinbach collabora ripetutamente. Nel 1980 lo spazio del gruppo Fashion Moda ospita una mostra personale dell’artista, intitolata Changing Displays, costituita da una serie di scatole e piedistalli di recupero, utilizzati come supporto per installare altri oggetti di uso comune. Come suggerito dal titolo della mostra, la disposizione degli oggetti cambiava ogni giorno, in un’installazione in divenire che suggeriva la possibilità di stabilire relazioni sempre nuove tra le cose e lo spazio. Steinbach introduce, per la prima volta in questa occasione, il concetto di display, ossia di “esposizione”, che si rivelerà fondamentale nel contesto della sua poetica, incentrata sull’uso di dispositivi atti a mostrare oggetti prelevati dalla quotidianità, secondo un procedimento che assimila la tradizione del readymade di Marcel Duchamp alla riflessione sulla società dei consumi messa in atto dagli artisti della Pop Art.
Dalla metà degli anni Ottanta Steinbach standardizza l’aspetto dei supporti, che da questo momento saranno disegnati e prodotti specificamente per le sue opere secondo un’estetica riduzionista che fonde la riflessione sul display commerciale e museografico con la memoria delle sculture di Donald Judd e del movimento minimalista. Se Duchamp faceva della decontestualizzazione dell’oggetto la chiave per modificarne funzione e significato – per esempio con il celebre orinatoio rovesciato e intitolato, una volta collocato nelle sale di un museo, Fountain – Steinbach attira l’attenzione del pubblico su oggetti banali e di uso quotidiano aprendone il significato grazie alla giustapposizione con altri oggetti di natura diversa.

Capri Suite 3, l’opera in collezione, fu realizzata nel 1987 in occasione della mostra personale dell’artista tenne presso la Galleria Lia Rumma, e fa parte di una più ampia serie ispirata all’isola di Capri, alla sua natura, alle sue tradizioni come ai suoi stereotipi. Su una mensola di acciaio specchiante che evoca i riflessi del sole sull’acqua e la luminosità dell’atmosfera estiva, Steinbach dispone tre bocce di vetro ripiene d’acqua e due wave-machine (“macchine delle onde”), ossia dei dispositivi a batteria che, una volta azionati, suggeriscono il moto delle onde del mare grazie al liquido blu che contengono. Gli oggetti sono accostati tra loro come parole: il contrasto tra la naturalità comune e il connotato di oggetto da souvenir, e la rete di significati cui sono riferibili, genera una continua serie di associazioni inedite, un po’ come accade con la purezze delle parole isolate in un componimento poetico Haiku. L’artista evoca Capri sia come astrazione sia come scenario naturale, attraverso le immagini dell’acqua del mare che circonda l’isola e dell’orizzonte sempre mobile. Al tempo stesso, la scelta di alludere al mare attraverso l’uso di un souvenir, permette a Steinbach di raccontare Capri attraverso la lente della contemporaneità, come meta di turismo consumistico e possibile oasi di fuga.

[Alessandro Rabottini]

Capri Suite 3, 1988

Haim Steinbach, "Capri Suite 3", 1988. Collezione Lia Rumma, Napoli. In comodato a Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Foto © Amedeo Benestante. | Haim Steinbach, "Capri Suite 3", 1988. Lia Rumma collection, Napoli. On loan to Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Photo © Amedeo Benestante.