»Brigataes»

Brigataes, Cittàlimbo Archives, 2015. Prodotto da Fondazione Banco di Napoli. In comodato a Madre – museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Foto © Biagio Ippolito.

Sigla di produzione estetica creata da Aldo Elefante nel 1992, Brigataes ha realizzato installazioni multimediali, opere video, azioni performative, interventi urbani in cui, con approccio ironico ed esiti paradossali, si mette in questione la posizione dell’artista e il significato stesso dell’arte nella cultura contemporanea. La sigla Brigataes, nella sua assonanza con una denominazione destabilizzante quale quella di “brigata”, plasma e ridefinisce esplicitamente i limiti di razionalità ed irrazionalità, caos e disciplina, esprimendo le potenzialità di stati conoscitivi e di azione sospesi, ipotetici o dubitativi: nella teorizzazione della psicanalisi freudiana l’Es (Id) è del resto l’istanza inter-psichica più arcaica e che contiene tanto le spinte pulsionali erotiche (Eros) quanto quelle autodistruttive (Thanatos). Partendo dall’istanza che “l’unica arte possibile, oggi, è la produzione di storie dell’arte, individuali o collettive, reali o immaginarie, Brigataes costruisce, attraverso i suoi progetti, i capitoli di una narrazione sociale, politica, economica culturale che riscrive, approfondendola, la realtà stessa, definendo i contorni labili di una personalità artistica che appartiene a una storia dell’arte parallela, in cui la memoria reale, o condivisa, è la premessa di una memoria fittizia, o singolare, e in cui l’arte non consiste solo in ciò che è, o è stata, ma anche in ciò che l’arte avrebbe potuto essere, o che potrebbe diventare.

Questo rapporto narrativo, o performativo, con la dimensione storica – che combina il “prelievo di elementi della produzione artistica universale” con la “documentazione di vite d’artista” – è la matrice di opere come la prima installazione, Deja vu. Capodanno 1870 in villa Mamontov ad Abramtsevo (1992), in cui i membri della Brigataes rappresentano se stessi su pannelli fotografici di grandi dimensioni come Peredvizhniki (ovvero Itineranti o Ambulanti, gruppo di artisti realisti russi della seconda metà del XIX secolo), o l’installazione presentata nel 2015 al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Il più grande artista del mondo, che documenta con realistico dettaglio un ritrovamento archeologico e una scoperta antropologica novecenteschi a Cuma, in realtà, mai avvenuti.

Cittàlimbo Archives (2015), l’opera di Brigataes presentata nel contesto della collezione del Madre (Per_formare una collezione: per un archivio dell’arte in Campania #2) e prodotta dalla Fondazione Banco di Napoli, partner del progetto, occupa uno spazio-tempo diffuso e liminare all’interno del museo, inserendosi non solo nelle sale espositive – dove entra in dialogo con le altre opere del progetto Per_formare una collezione – ma anche nelle aree di servizio del museo stesso. Su una decina di monitor televisivi sparsi fra la biglietteria e l’atrio d’ingresso, la caffetteria, le sale del secondo piano, i bagni, le scale di raccordo fra i piani, campeggiano i volti di uomini e donne, tracce video mute trasmesse in loop. Nella saletta di lettura della Biblioteca, al primo piano, l’opera assume l’aspetto di un possibile archivio unitario: al centro di alcune pile di monitor televisivi (alcuni accesi con effetto flickering, altri spenti), un monitor trasmette le stesse tracce video intraviste visitando il museo ma, in questo caso, con l’audio attivato: sedendosi su una poltrona, e utilizzando un trackpad, è possibile per il visitatore del museo interagire con la schermata che compare sul monitor centrale e selezionare il “programma” da seguire. In realtà, questi di Brigataes, non sono né “programmi televisivi” né “schermate di computer”, ma documenti di un archivio audio-video in formazione, oscillante fra passato e presente, Storia e storie, critica e storytelling.

Raccogliendo le testimonianze dei protagonisti (artisti, critici, curatori, galleristi, collezionisti) che hanno concepito e prodotto, scritto ed esposto, diffuso e collezionato la storia dell’arte a Napoli dal 1950 al 1980, Cittàlimbo Archives si dispone come un ipertesto della collezione stessa del museo, non solo fornendo il supporto di una documentazione contestuale, ma dando la parola – con tutto il portato di apertura e ambiguità che ciò comporta, anche rispetto alla distanza critica propria della funzione museale – ai protagonisti stessi. Le loro storie sono quelle che, a Napoli, hanno contribuito a costituire la storia dell’arte di tre decenni. A partire dal 2010, Brigataes ha registrato un centinaio di queste testimonianze che, nel loro caleidoscopico insieme, compongono appunto quella che nel frattempo è diventata la Storia dell’arte contemporanea a Napoli: accumulando una memoria plurima, intersoggettiva e fluttuante fra dato storicizzato e opinione personale, strategia consapevole e rimozione inconsapevole, Brigataes ha posto le proprie domande durante vere e proprie visite, innescando reazioni e attivando meccanismi di racconto diversificati. I quali, nel loro insieme, restituiscono la complessità di momenti storici e di un ambiente culturale determinanti sia per la trasformazione dell’arte italiana del secondo novecento sia per l’identità stessa del museo Madre, deputato a conservarli e trasmetterli.

Cittàlimbo Archives riscrive in questo modo la neutralità dell’archivio come un racconto a più voci, composto tanto dalle storie individuali quanto dalle relazioni fra queste storie, frammenti di una possibile Storia generale in cui il singolo documento si fa vettore di una conoscenza dialogica e diacronica. E se, per Brigataes, “non c’è arte senza opere, ma non c’è opera senza produttore e contesto”, Cittàlimbo Archives si fa collezione non di opere (oggetti), ma di persone (soggetti), configurando il Madre come “museo di esistenze”, e non solo “di documenti artistici”. Cittàlimbo Archives è di per sé un archivio caldo, realizzato “con una videocamera tenuta faticosamente a spalla, senza far uso di tutti quegli strumenti – cavalletto / luci / microfono esterno – che creano distanza fra il soggetto e l’oggetto” della ricerca. Seduti di fronte, quasi sospinti a una temporanea intimità, il testimone e chi ne raccoglie la testimonianza, il passato e il presente, si incontrano. Nelle sue assonanze con l’arte memoriale consapevole del suo possibile fallimento e sparizione di Christian Boltanski, o con le tassonomie di Bernd e Hilla Becher in cui ciò che si archivia si salva tramite una procedura di acquisizione in memoria, Cittàlimbo Archives rintraccia e ricarica anche pratiche e supporti storici della video-arte, quando essa praticava, fra gli anni Sessanta e Ottanta (gli stessi ripercorsi da Cittàlimbo Archives) un uso massiccio di apparecchi televisivi quale materia prima delle installazioni. Come nelle opere di Nam June Paik, con i loro schermi a tubo catodico, simili all’opera presente nella collezione del museo, quelli che ritroviamo nella nostra visita sono “televisori, vecchi e profondi, che restituiscono un corpo alle immagini sottili del video, reperti archeologici animati, pezzi di un altro tempo”, che ti attirano dal tuo presente verso di loro per segnalarti l’attualità dell’archivio. Antinomie continue, come c’era da aspettarsi da Brigataes, che torna ad esporre al Madre, nel contesto della collezione permanente, dopo la mostra personale No Lives Were Lost del 2009.

Testimonianze in Cittàlimbo Archives: Vito Acconci, Flavia Alfano, Anna Amelio, Mathelda Balatresi, Nanni Balestrini, Renato Barisani, Enzo Bergamene, Rosario Boenzi, Ferdinando Bologna, Achille Bonito Oliva, Michele Bonuomo, Giannetto Bravi, Enrico Bugli, Peppe Capasso, Dina Carola, Renato Carpentieri, Geppino Cilento, Franco Cipriano, Francesco Clemente, Paola Colacurcio, Pasquale Coppola, Vitaliano Corbi, Salvatore Cotugno, Enrico Crispolti, Vincent D’Arista, Riccardo Dalisi, Renato De Fusco, Vincenzo De Simone, Armando De Stefano, Lucio Del Pezzo, Antonio Dentale, Bruno Di Bello, Gerardo Di Fiore, Carmine Di Ruggiero, Baldo Diodato, Fabio Donato, Ernesto Esposito, Renato Esposito-Liliana Moscato, Luciano Ferrara, Luigi Paolo Finizio, Mario Franco, Mario Guida, Nicola Incisetto, Arcangelo Izzo, Ernesto Jannini, Mimmo Jodice, Jannis Kounellis, Pietro Lista, Graziella Lonardi Buontempo, Nino Longobardi, Giuliano Longone, Vittorio Lucariello, Luigi Mainolfi, Teresa Mangiacapra, Giuseppe Manigrasso, Giuseppe Mannajuolo, Giuseppe Maraniello, Stelio Maria Martini, Lello Masucci, Aldo Masullo, Rosaria Matarese, Luigi Mazzella, Peppe Morra, Giuseppe Napolitano, Hermann Nitsch, Riccardo Notte, Mimmo Paladino, Salvatore Paladino, Rosa Panaro, Giulio Paolini, Peppe Pappa, Mario Persico, Salvatore Pica, Antonio Picardi, Mariantonietta Picone Petrusa, Felice Piemontese, Giuseppe Pirozzi, Gianni Pisani, Mimma Pisani, Bruno Pisaturo, Gigi Piscitelli, Ugo Piscopo, Amato Rak, Giuseppe Rescigno, Carmine Rezzuti, Clara Rezzuti, Maria Roccasalva, Lia Rumma, Mimma Russo, Mimmo Scognamiglio, Quintino Scolavino, Ninì Sgambati, Aurora Spinosa, Nicola Spinosa, Tony Stefanucci, Giovanni Tariello, Ernesto Tatafiore, Angela Tecce, Angelo Trimarco, Lucia Trisorio, Lea Vergine, Franco Visco, Salvatore Vitagliano, Elio Waschimps, Giuseppe Zevola.

AV

Il museo è aperto fino alle 19.30

Lunedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì, Sabato 10.00 ⋅ 19.30 — Domenica 10.00 ⋅ 20.00
La biglietteria chiude un'ora prima / Martedì chiuso / Lunedì ingresso gratuito