Luca Maria Patella

Luca Maria Patella, Dice A, 1966. Collezione Fondazione Morra, Napoli. In comodato a Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Foto © Amedeo Benestante. | Luca Maria Patella, Dice A / Says A, 1966. Fondazione Morra Collection, Naples. On loan to Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Naples. Photo © Amedeo Benestante.

La formazione poliedrica e multidisciplinare di Luca Maria Patella (Roma, 1934) traspare costantemente nella sua ricerca artistica, sempre protesa nella direzione di un’indagine che travalica i confini tra discipline e linguaggi. La commistione tra una formazione familiare (il padre Luigi, che definisce “cosmologo-umanista e artista”), scientifica (laurea in Chimica Elettronica Strutturale) e psicoanalitica (con Ernst Bernhard), spinge Patella a muoversi tra pittura e oggetti-scultura, installazioni ambientali e performance, fotografia, film e video, grafica e nuove interpretazioni del formato libro e di scrittura (arte visuale, letteratura e teoria), operando un costante intervento sull’immagine interpolandola con elementi grafici, parole, suoni, musica. Una sperimentazione che persegue quella relazione arte-scienza che, già dagli anni Sessanta, Patella sviluppa con proposte che ricorrono al mezzo foto-cinematografico (Terra animata del 1967, film realizzato insieme alla moglie Rosa Foschi), precorrendo tendenze concettuali, in un orizzonte di azione che egli stesso definisce “concettualismo complesso”.
Negli stessi anni, l’artista espone alla galleria L’Attico di Roma, realizzando opere come Ambiente proiettivo animato (1966-68), il film come SKMP2 (1968) e opere come quella in collezione, Dice A (1966), riflessione concettuale sulla co-espressione di suono, parola e immagine. Del 1971 è l’ambiente sonoro interattivo Foresta parlante, costituito da elementi multisensoriali, che suscita l’attenzione di Christo. È il punto di partenza di un’articolata produzione indirizzata soprattutto alla creazione di complesse installazioni basate sull’interazione tra i vari linguaggi espressivi e molteplici simbologie: come il progetto Mysterium Coniunctionis, un vero e proprio tempio del tempo e della memoria di evidente matrice junghiana e alchemica, in cui si associano rappresentazioni astrografiche celesti degli emisferi nord e sud; o i primi Vasi fisiognomici e gli specchi incisi, dai riferimenti metaforici, poetici e onirici incanalati tra percorsi psicoanalitici e iconografie rinascimentali.
Tale tendenza caratterizzerà il percorso di Patella negli anni Ottanta, recependo alcuni aspetti della cultura della citazione e dell’appropriazione, reinterpretati in chiave personale, come un esploratore nei labirinti del sapere e della storia. A Napoli la Fondazione Morra, presso cui Patella espone nel 1998, edita tre sue pubblicazioni e sostiene la mostra antologica dell’artista a Castel Sant’Elmo nel 2007.

OSdV