Gina Pane

Gina Pane, Azione Teorica, 1977. Collezione Fondazione Morra, Napoli. In comodato a Madre · museo d’arte contemporanea donnaregina, Napoli. Foto © Amedeo Benestante. | Gina Pane, Theoretical Action, 1977. Collection Fondazione Morra, Naples. On loan to Madre · museo d’arte contemporanea donnaregina, Naples. Photo © Amedeo Benestante.

Nella pratica artistica di Gina Pane (Biarritz, 1939 – Parigi, 1990) le opere tendono costantemente a farsi espressione di un disagio, affermazione di una diversità esistenziale. Fino al 1967, l’artista realizza dipinti geometrici e Structures affirmées. Nel biennio 1968-70, Pane interviene nel contesto naturale: emblematica di questo biennio è Situation idéale: Terre – Artiste – Ciel (1969). Dal 1971 al 1979, l’artista si orienta verso una serie di Azioni – forse la sezione più nota della sua produzione – che la consacrano fra le prime e più raffinate esponenti della Body Art. Il sangue è protagonista, la documentazione fotografica sempre dettagliata. All’inizio degli anni Ottanta nascono le Partitions, dove il corpo è sostituito dalla sua metafora, che ne celebra l’assenza: una produzione che accompagna Pane fino alla prematura scomparsa, nel 1990, i cui soggetti sono spesso i martiri, attinti a varie fonti, spesso, ma non solo, dalla storia dell’arte. Oltre i segni di un martirologio contemporaneo, l’artista crea una vera e propria arte “sacra”, espressione di una spiritualità contemporanea, laica e metastorica.

Nelle sue performance storiche, concepite sempre dopo un’accurata preparazione, Pane agisce direttamente sul proprio corpo, sottoponendolo a prove di resistenza e a lievi ferite. La rottura, la ferita, costituiscono per l’artista l’unica via di accesso all’Altro: “La ferita è un segno dello stato di estrema fragilità del corpo, un segno del dolore, un segno che evidenzia la situazione esterna di aggressione, di violenza cui siamo esposti”. Rivolgendosi a un pubblico esclusivamente femminile, nella celebre Azione Sentimentale (Galleria Diaframma, Milano, 1973), le spine delle rose conficcate negli avambracci di Pane e le stimmate auto-provocate con la lametta diventano simboli di una condizione femminile analizzata nelle sue componenti più intime e universali. Azione Teorica (1977), è la seconda performance dell’artista realizzata negli spazi dello Studio Morra (la prima, Azione Melanconica 2x2x2, risale al 1974), e si ricollega tematicamente ad Azione Sentimentale: “Il mio problema infatti è di stabilire un linguaggio attraverso questa ferita che diventa segno”, dichiara l’artista. “Altro elemento importante per me è quello di comunicare attraverso la ferita la perdita dell’energia. E in tale contesto la sofferenza fisica non è soltanto un problema personale ma un problema di linguaggio. […] Uso la metafora, il Tempo narrativo, plastico e immaginativo. La costruzione di una azione parte dal concetto di uno spazio-forma, segni colorati, ferita, oggetti”. (G. Pane).
Come altri suoi interventi degli stessi anni, Azione Teorica è tesa a far emergere la fragilità e al tempo stesso l’energia vitale, lo spirito preso nella materialità del corpo, che dissente dall’immagine dell’individuo forgiata dalla società per riappropriarsene polemicamente, attraverso un processo che l’artista vive in pubblico, incidendolo nella propria carne. L’azione è riproposta integralmente in collezione, non solo nella sua valenza installativa ma anche in quella documentaria. D’altronde, come afferma sempre l’artista, “il corpo, che è al tempo stesso progetto / materiale / esecutore di una pratica artistica, trova il suo supporto logico nell’immagine, attraverso il mezzo fotografico”, protesi tecnologica fondamentale nella costruzione stessa delle azioni dell’artista, testimoniate minuziosamente attraverso “constatazioni fotografiche”, concepite come vere e propri storyboard dell’azione performativa.

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