Franz West

Franz West, Prototyp der “Auditorium” – Diwane (DN 665), 1991. Collezione Pieroni-Stiefelmeier, Roma. In comodato a Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Foto © Amedeo Benestante. In esposizione fino a dicembre 2016. | Franz West, Prototyp der “Auditorium” – Diwane (DN 665), 1991. Collection Pieroni-Stiefelmeier, Rome. On loan to Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Naples. Photo © Amedeo Benestante. On view until December 2016.

Franz West (Vienna, 1947-2012) si forma a Vienna all’inizio degli anni Settanta, quando il panorama artistico austriaco era dominato dalle azioni provocatorie degli Azionisti Viennesi (Wiener Aktionismus, tra i cui esponenti ricordiamo Günter Brus, Otto Mühl, Hermann Nitsch e Rudolf Schwarzkogler), un gruppo di artisti che ha realizzato una serie di performance estremamente controverse, i cui temi centrali sono il corpo, la sessualità e la religione. West si dedica invece inizialmente al disegno e alla realizzazione di sculture e installazioni dall’atmosfera intima e quasi dimessa, in cui declina i temi del corpo e della partecipazione attiva del pubblico attraverso un vocabolario formale che assorbe la diversità dei materiali e dei processi, introducendo elementi come l’ironia e l’attenzione per gli oggetti della quotidianità.

Tra le sue prime serie di opere troviamo i Passstücke (termine che indica qualcosa che può essere “adattato”), che West realizza sin dal 1974 nella forma di sculture in carta pesta, gesso e metallo, di colore bianco e dalle forme semplici, familiari eppure bizzarre. Lo spettatore era invitato a interagire con questi oggetti, manipolandone le forme ergonomiche e, in alcuni casi, addirittura a indossarli. L’aspetto astratto eppure familiare di queste sculture attiva tuttora una forma di ambiguità tra il reale e il simbolico, evidenziando in questo modo il legame profondo che l’arte di West intrattiene con le correnti del Dada e del Surrealismo, movimenti artistici che hanno appunto esplorato l’intersezione tra banalità degli oggetti, associazioni inconsce e dimensione della sessualità.

La necessità di uno scambio produttivo tra artista e spettatore resta al centro dell’opera di West anche quando le sue sculture e le installazioni non contemplano una forma diretta d’interazione tra osservatore e oggetto: una dimensione fondamentale del suo lavoro, infatti, è il legame tra la creazione dell’artista e l’interpretazione di un altro individuo, tra contemplazione e uso. È per questo motivo che, nei decenni successivi, molte opere di West richiamano, nelle forme e nelle dimensioni, oggetti d’uso e complementi d’arredo. L’opera in collezione, Prototyp der “Auditorium”- Diwane (DN 665), 1991, fa parte di una più ampia serie inaugurata negli anni Ottanta e incentrata sulla realizzazione di sculture in forma di sedie e divani. Ancora una volta lo spettatore è invitato a utilizzare queste strutture che, rispetto ai Passstücke, possiedono un’apparenza ancora più familiare, mettendo quindi in luce l’ambiguità tra opera d’arte e oggetto d’uso. Questi lavori sono stati spesso inseriti all’interno d’installazioni più complesse, con l’idea di invitare gli spettatori a sedersi per contemplare altre sculture o installazioni. Prototyp der “Auditorium”, per esempio, è stato ulteriormente sviluppato nella successiva installazione realizzata alla Documenta IX a Kassel nel 1992, per la quale l’artista ha realizzato una settantina di divani da collocarsi in uno spazio esterno che, la sera, era trasformato in un cinema all’aperto: West, a cui il Madre dedica nel 2010 l’ampia retrospettiva Auto-Theatre, otteneva così, nel modo più autentico e spontaneo, il compimento di quel processo che si augurava di mettere in pratica con le sue sculture sin dai suoi esordi, ovvero la creazione di uno spazio per la meditazione, lo scambio e la partecipazione attiva degli individui.

AR