Ernesto Tatafiore

Ernesto Tatafiore, Pittore di fuoco, 1985. Donazione dell’artista. Collezione Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Foto © Amedeo Benestante. | Ernesto Tatafiore, Pittore di fuoco / Fire painter, 1985. Gift of the artist. Collection Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Naples. Photo © Amedeo Benestante.

Laureatosi in medicina, Ernesto Tatafiore (Marigliano, 1943) si specializza in psichiatria, praticando contemporaneamente la professione medica e quella di artista. Nel 1969, in occasione della prima personale alla Modern Art Agency di Napoli, presenta sagome di carta di pantaloni, camicie e sedie, mentre dai primi anni Settanta realizza installazioni di grandi dimensioni in cui le tele invadono anche lo spazio espositivo. Del 1977 sono le prime sculture in ferro, estremamente minimali e dal forte significato simbolico, in cui spesso compare il numero 1 capovolto, forma stilizzata della ghigliottina. La Storia e la Filosofia diventano i grandi temi, o i pretesti, con cui l’artista costruisce un vocabolario segnico composto da figure rese con un disegno netto e con colori senza ombreggiature, a cui impone continui sconfinamenti semantici, oscillanti tra la storia privata e quella universale, con una sottile, energica sfumatura ironica. Questa continua tensione sorregge una ricerca che Achille Bonito Oliva ha definito “neoilluministica”, perché volta a indagare il legame etico che unisce l’arte alla storia, in un impegno etico e civile in cui si intrecciano memoria e vita, presente e passato.

Legato alla galleria di Lucio Amelio, Tatafiore nel 1980 partecipa a Aperto ’80 nell’ambito della Biennale di Venezia e, elaborando un linguaggio pittorico in sintonia con la poetica della Transavanguardia, partecipa alle più importanti rassegne internazionali di quegli anni. Tra le costanti iconografiche rintracciabili nel lavoro di Tatafiore, anche la figura femminile assume un ruolo privilegiato, personificazione ora della Storia, ora della Virtù, ora della Religione. Dei primi anni Ottanta sono le prime opere sulla Rivoluzione francese e i suoi miti: Robespierre, Marat, la Dea Ragione, la Ghigliottina, Maria Antonietta. Robespierre, personaggio a cui è intitolata la scultura in collezione, è scelto quale emblema dell’eterno conflitto e dell’esasperazione della virtù, soggetto in grado fare risaltare con evidenza le contraddizioni tra ideali politici ed emozioni umane. Motti, giochi di parole, scritte, frasi e paradossi, appaiono nei dipinti, chiosando l’esistenza di forme che, negli anni, si arricchiscono di riferimenti iconografici. Numerosi sono anche i riferimenti tratti dalla cultura partenopea – Masaniello, Maradona, le Sirene, il Vesuvio, iconografia del dipinto in collezione Pittore di fuoco (1985).

OSdV