Pádraig Timoney

Pádraig Timoney, Untitled /Senza titolo, 2008. Collezione M. Cigrang, Antwerp; Broken two way mirror, n. 2 / Specchio bidirezionale rotto, n.2, 2009. Fabio Agovino collection, Naples. On loan to Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Naples. Photo © Amedeo Benestante. | Pádraig Timoney, Untitled, 2008. M. Cigrang collection, Antwerp; Broken two way mirror, n. 2, 2009. Fabio Agovino collection, Naples. On loan to Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Naples. Photo © Amedeo Benestante.

Artista di origini irlandesi che attualmente vive e lavora a New York, e protagonista di un’ampia retrospettiva di metà carriera al Madre nel 2014, Pádraig Timoney (Derry, 1968) ha eletto Napoli a suo luogo di residenza e produzione dal 2004 al 2011. Il lavoro di Timoney esplora i molteplici linguaggi della pittura e le sue convenzioni attraverso una moltitudine di stili e di mezzi, spesso addirittura estranei alla storia stessa della pittura. Tanto la tradizione del monocromo quanto il foto-realismo, così come la rappresentazione figurativa e l’astrazione gestuale, la Pop Art e l’Arte Concettuale sono campi di una ricerca che dal medium della pittura – che resta il principale mezzo espressivo per l’artista – spazia nella fotografia, nella scultura e nell’installazione.
L’universo visivo di Timoney è un campo d’indagine radicalmente eclettico, perfino disorientante ma in ultima analisi coerente. La diversità che caratterizza la sua strategia artistica corrisponde a una critica serrata al concetto di “stile” inteso come fattore unificante dell’esperienza, con il risultato di trasformare ogni singola opera in un momento unico e irrepetibile di conoscenza estetica e intellettuale.
L’arte è qui esplorata in tutte le sue potenzialità, come campo in grado di contenere e amplificare la molteplici forme con cui la realtà si presenta ai nostri occhi, e la complessità dei modi con cui ci relazioniamo alle immagini, ai loro significati e alle loro storie.

Molte opere di Timoney possono essere interpretate come una meditazione sui processi e i materiali della pittura, utilizzati per la loro organicità, per la relazione che essi intrattengono con la dimensione del tempo, per loro instabilità e mutevolezza. Ne sono esempio i due lavori presenti nella collezione del Madre, appartenenti l’uno a una serie di quadri realizzati con il procedimento manuale della specchiatura (e quindi realmente specchianti) e l’altro a una serie di quadri realizzati invece con colla di coniglio mescolata a pigmento che, al posto di riflettere l’immagine, simulano l’effetto della riflessione.
Nella serie di opere indicate convenzionalmente come Specchi, l’artista mette in atto il processo di preparazione con il quale, attraverso l’applicazione di una sottile patina d’argento, di oro o di rame, una lastra di vetro è trasformata in una superficie specchiante.
A proposito di queste opere il critico e curatore Gavin Delahunty scrive: “Timoney estrapola i singoli elementi necessari per realizzare uno specchio e li ripropone come materiali pittorici. Il suo approccio distoglie sapientemente l’osservatore dall’impulso narcisistico a riflettere la propria immagine, attirando l’attenzione sulle proprietà materiali dello specchio.” Al contrario, nelle opere puramente pittoriche realizzate con pigmenti e colla di coniglio applicati su tela, ciò cui assistiamo è la simulazione di una superficie specchiante che, però, non è in grado di restituire alcuna immagine.
La colla di coniglio è un materiale tradizionalmente usato in passato nella fase di preparazione delle tele – di conseguenza è un materiale che precede la realizzazione dell’immagine – ma che in questo caso, mescolato ai pigmenti, diventa esso stesso pittura, trasformando così un processo preparatorio e invisibile in immagine autonoma. Giustapponendo tra loro questi due campi monocromi (lo specchio e la mimesi dello specchio) Timoney attiva una dialettica di positivo e di negativo, di trasparenza della visione e di visione negata, interpretando così la pittura come uno spazio in continua transizione e trasformazione.

AR