»Francesco Clemente»

Ricca di suggestioni e riferimenti che attraversano epoche e culture, nella scelta dei soggetti come in quella delle tecniche, la ricerca di Francesco Clemente (Napoli, 1952) si definisce come un punto di riferimento nella storia dell’arte contemporanea, a livello internazionale.
Nato a Napoli, dove inizia a dipingere da autodidatta, nei primi anni settanta Clemente si trasferisce a Roma, dove stringe amicizia e contatti con alcuni tra i più grandi artisti del secondo Novecento: da Cy Twombly e Joseph Beuys a Luigi Ontani e Alighiero Boetti (con cui percorre a piedi l’Afghanistan nel 1974). La dimensione del viaggio assume da subito un ruolo fondamentale nella sua poetica, divenendo occasione per un attraversamento fisico, culturale, spirituale di realtà vicine e lontane, nel tempo come nello spazio, ognuna in grado di contribuire a suo modo all’articolarsi dell’estetica dell’artista.
Nel 1979 Achille Bonito Oliva lo inserisce tra i protagonisti della Transavanguardia, che insiste sul ritorno alla manualità del fare artistico e alla matericità dell’opera dopo la stagione concettuale, dalla fine degli anni Sessanta, che in parte aveva permeato anche la prima produzione dell’artista.
In pieno clima postmoderno, caratterizzato da eclettismo e citazionismo, Clemente intraprende un percorso personale entro il quale convergono esperienze e conoscenze provenienti dai suoi viaggi e dei suoi interessi culturali: avvalendosi di tecniche diverse, spesso ricavate da antiche tradizioni (dal disegno all’incisione, dalla tempera all’encausto, dall’affresco al mosaico) l’artista contamina segni e simboli, prediligendo alcuni temi quali il sesso e il sogno. Le sue opere si presentano stratificate e dense di contenuti, superfici sulle quali si incontrano passato e presente, Oriente e Occidente, classicismo e contemporaneità, religione e mito, in un originale sincretismo della rappresentazione.
Come in molti dei suoi lavori, nei dipinti della serie Place of Power del 1989 – due dei quali (Place of Power I e Place of Power III) donati al museo Madre dall’artista nel 2009, in occasione della sua mostra antologica – riferimenti esotici dialogano con citazioni legate al territorio campano: prima ispirazione è infatti la visita alle camere funerarie della Valle dei Re in Egitto, avvenuta alla fine del 1986, che l’artista ricorda come l’esperienza per lui di più forte impatto visivo, da quando aveva visto per la prima volta Velázquez all’età di otto anni. La fascinazione per le antiche pitture murali e per la stilizzazione delle figure si traduce nell’incontro di elementi geometrici ed ornamentali attraverso i quali l’artista dà vita a forme semi-astratte, in un gioco di sovrapposizioni di piani e colori.
Unico elemento ben riconoscibile è un candelabro, che in Place of Power I occupa una posizione centrale: questo si rifà ai candelieri che ornavano gli affreschi della villa augustea di Agrippa Postumus a Boscotrecase, nei pressi di Pompei, distrutta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. e ritrovata all’inizio del XX secolo. L’affresco originale, caratterizzato dal cosiddetto terzo stile pompeiano o “a candelabri” e oggi al Metropolitan Museum of Art di New York, diviene una citazione in grado di legare terra d’origine e patria d’adozione dell’artista, gli Stati Uniti d’America, dove Clemente ha soggiornato per lunghi periodi.
Clemente è presente nel museo anche nella collezione site specific al primo piano con Ab Ovo, intervento che si articola in un affresco di proporzioni monumentali e un pavimento in ceramica che rinnova la tradizione delle antiche maioliche campane.

AT

Il museo è chiuso, aprirà alle 10.00

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