Vettor Pisani

Vettor Pisani, Il coniglio non ama Joseph Beuys, 1976. Collezione Maria Teresa Incisetto, Napoli. In comodato a Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Foto © Amedeo Benestante. | Vettor Pisani, Il coniglio non ama Joseph Beuys / The rabbit does not love Joseph Beuys, 1976. Maria Teresa Incisetto collection, Naples. On loan to Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Photo © Amedeo Benestante.

Omonimo di un condottiero veneto del Trecento, Vettor Pisani (Bari, 1934-Roma, 2011) – la cui famiglia paterna era originaria di Ischia e che amava raccontare di essere figlio di un ufficiale della Marina e di una ballerina di strip-tease – si presenta fin da questa sua biografia riscritta “ad arte”, in parte reale in parte fittizia, come uno degli artisti più provocatori e visionari della sua generazione. Pisani ha unito l’investigazione concettuale all’ironia, il mascheramento alla ricerca della verità, la grande Storia alla cronaca, l’assoluto al banale, il sacro al profano, l’arte del passato alle lacerazioni del presente.

La sua ricerca irriducibilmente eclettica può considerarsi, nel suo complesso, essenzialmente “performativa”, espressione di una vera e propria “opera in azione” basata su una matrice narrativa e sulla sintassi teatrale, che emerge dall’oscillazione continua tra realtà e affabulazione. In un gioco continuo di (auto)citazioni – sospese tra mito, storia (dell’arte), filosofia, letteratura, psicoanalisi, sessualità, religione, scienza (comprese le scienze occulte) – riutilizza e ibrida medium diversi come elementi modulabili e declinabili all’infinito, veri e propri “oggetti di scena”.

La performance per l’artista si situa tra rito e teatro, in quanto “il teatro è la forma esteriore, mondana del rito che è invece la sostanza e la conoscenza stessa che affonda profondamente nel mistero dell’Essere e dell’Assoluto” (Pisani). Il teatro diviene quindi luogo iniziatico e metafora fondatrice, architettura totale e labirintica costruita per esprimere simbologie arcane, enigmi capovolti, rebus indecifrabili, immersa in un presente storico e al contempo atemporale in grado di sintetizzare secoli di storia occidentale e di restituirci la nostra compromessa identità contemporanea.

In R.C. Theatrum, ovvero Teatro Rosa-Croce, nome conferito dall’artista a questo teatro ideale che comprende tutta la sua ricerca, convergono archetipi dell’immaginario collettivo, rimandi allegorici, alchemici, ermetici e, appunto, rosacrociani, che a loro volta intercettano la personale “triade solare” di Vettor Pisani: Joseph Beuys, Yves Klein e Marcel Duchamp. La sua auto-immissione come quarto elemento – Duchamp (aria), Beuys (terra), Klein (fuoco), Pisani (acqua) – amplifica e completa lo schema elevandolo da modello trinitario a simbologia quaternaria: la croce divisa in due semicroci, su cui si struttura l’architettura mobile di R.C. Theatrum, rimanda quindi ai quattro artisti e ai quattro elementi, ma anche ai quattro punti cardinali e alle quattro fasi del ciclo organico e dell’alchimia, mediante i quali Pisani trova l’assetto definitivo per dare l’abbrivio alla sua “Grande Opera” (testuale e sonora, teatrale e musicale) formata per l’appunto dall’unione di questi riferimenti.

L’opera in collezione al Madre fa riferimento ad una delle azioni più emblematiche di Pisani, realizzata per la prima volta nel 1975 alla Galleria Sperone di Roma, dove l’artista presenta una performance dal titolo Il coniglio non ama Joseph Beuys, rovesciando in chiave ironica la celebre azione dell’artista tedesco Come spiegare i quadri ad una Lepre Morta / How to explain pictures to a Dead Hare (Galerie Schmela, Düsseldorf, 1965). La stessa azione è riproposta da Pisani alla Biennale di Venezia, dove partecipa per la prima volta nel 1976 e successivamente a Bologna nell’ambito della Settimana internazionale della performance (GAM, 1977).

Il coniglio non ama Joseph Beuys, ovvero La Natura non ama l’Uomo. Immediato è il riferimento all’Eurasia dell’artista tedesco (indicazione sincretica della doppia polarità Europa-Asia, intesa come destino di una razza e di un popolo). Presentate raddoppiate, le due semicroci rimandano alla croce cristiana, punto di incontro dell’asse verticale e del piano orizzontale, espressione del passaggio dalla monade alla diade, collegamento dell’Uomo Universale, o Androgino, raffigurazione di una svastica.
L’opera, realizzata in questa versione da Framart Studio di Nicola Incisetto, è stata presentata al Madre in occasione della prima grande retrospettiva dedicata all’artista (Eroica/Antieroica), ed è stata in quell’occasione il fulcro della riproposizione, il 7 febbraio 2014, della performance originaria nell’ambito di un programma di “reperformance” proposto per essere oggetto di esperienza diretta da parte di un pubblico che, generazionalmente, non ha avuto la possibilità di assistervi. Conseguentemente l’opera entra nella collezione del museo, come sintesi fra elemento oggettuale e istanza a performarlo, ovvero a mettere l’opera in azione, che anima tutte le opere intimamente performative e trasformative di Pisani. Il video della reperformance de Il coniglio non ama Joseph Beuys è visionabile presso la videoteca del museo, ubicata al primo piano.

[Eugenio Viola]