Pino Pinelli

Pino Pinelli, Pittura GR, 1976. Collezione privata. In comodato a Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Foto © Amedeo Benestante. | Pino Pinelli, Pittura GR / GR Painting, 1976. Private collection. On loan to Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Naples. Photo © Amedeo Benestante.

Restituire “corpo” e “densità” alla pittura è l’asse paradigmatico lungo cui si sviluppa la ricerca di Pino Pinelli (Catania, 1938), orientata fin dagli esordi, influenzati dal Minimalismo e da figure come quella di Lucio Fontana, da un’idea di opera pittorica come “organismo che sta nello spazio”, entità materica capace di definirne l’orizzonte.
Trasferitosi a Milano nel 1968, dopo la prima personale alla Galleria Bergamini, a partire da opere come Topologie del 1971 e Punti molli del 1972, Pinelli muove verso una riflessione rigorosa sul linguaggio pittorico, procedendo alla ripetizione di una stessa forma e, poi, dal 1973 alla sintesi assoluta mediante la realizzazione di monocromi, secondo la matrice suprematista di Kazimir Malevič. L’insistenza sulla monocromia, infatti, trasforma il colore da dato certo a questione aperta, sotto la cui superficie si cela un potenziale universo significante. Le opere così realizzate vengono intitolate Pittura, a cui segue l’iniziale del colore usato (BL per blu, R per rosso, GR per grigio), e testimoniano una volontà d’indagine orientata al problema percettivo dei colori fondamentali, dei colori complementari e dei grigi, finalizzata alla costruzione di una sintassi pittorica rigorosa.
Dopo aver sperimentato la ‘tattilità’ del quadro, inserendo anche elementi extrapittorici (tra cui la flanella e la pelle di daino) su forme modulari, Pinelli nel 1976 opera una definitiva rottura della struttura dell’opera, utilizzando la parete come superficie in cui dissemina i frammenti del quadro in precedenza inteso ancora come unità. In tal modo l’artista, protagonista indiscusso della Pittura Analitica, abbandona ogni idea convenzionale di superficie e di bidimensionalità per l’opera. Fino al 1987 la sua ricerca procede in questa direzione con elementi modulari che si estendono sulle pareti con un andamento mai rettilineo, come nel caso dell’opera in collezione Pittura GR, 1976, pervenendo dal 1983 a una singolare tecnica mista che restituisce una matericità vellutata. Negli anni successivi le forme modulari vengono scalzate da altre, accoppiate o singole, di forma ovoidale, circolare e rettangolare, prive di contorni certi, su cui permangono tracce della manualità dell’artista somiglianti a schegge sparse sulle pareti. La pittura si dà ormai come autosufficiente e come solidificazione di un’idea, esplosione di frammenti disposti secondo un’armonia che sembra replicare sonorità musicali. Dal 1994 la forma nuovamente si ricompone, diventando prevalentemente rettangolare o trapezoidale e dando luogo, a partire dal 1995, all’inedita forma della croce.

OSdV