Ettore Spalletti

Ettore Spalletti, Dittico rosa, 2011. Collezione Lia Rumma, Napoli. In comodato a Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Foto © Amedeo Benestante. | Ettore Spalletti, Dittico rosa / Pink Diptych, 2011. Lia Rumma collection, Naples. On loan to Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Naples. Photo © Amedeo Benestante.

Ettore Spalletti (Cappelle sul Tavo, 1940) è una delle voci più singolari del panorama artistico italiano del secondo dopoguerra, un artista che ha attraversato le stagioni dell’Arte Povera e del ritorno alla pittura dei primi anni Ottanta mantenendo una posizione assolutamente individuale, e sviluppando un corpus di lavori che coniugano le memorie dell’arte antica e moderna, da Piero della Francesca a Giorgio Morandi a Lucio Fontana. Quella di Spalletti è un’arte senza tempo, che assorbe la profondità della storia superandone la struttura cronologica. Le opere di Spalletti si muovono al confine tra bidimensionalità e tridimensionalità, fondendo tra loro pittura e scultura, tattilità e immagine, nell’immersione luministica dello spazio espositivo.

Dittico rosa è un’opera esposta in precedenza al museo Madre, in occasione dell’ampia retrospettiva che l’istituzione ha dedicato all’artista nel 2014, organizzata in collaborazione con la GAM Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino e con il MAXXI-Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo di Roma. La forma del dittico – che ci riporta alla ripartizione del campo pittorico delle pale d’altare rinascimentali – è qui trasformata in un doppio campo monocromo la cui oggettualità è evidenziata dalla sottile profilatura dei bordi con foglia d’oro, materiale riflette la luce, rendendo così l’opera sensibile alle condizioni dell’ambiente che la circonda e richiamando alla mente la spazialità spirituale e senza confini delle tavole medievali a fondo oro. La luminosità della foglia d’oro che, come un raggio sottile, adorna il bordo di entrambi i quadri, evidenzia ulteriormente la qualità tattile del colore rosa steso in superficie, una caratteristica sensibile che, insieme al nitore delle forme geometriche assolute dei due dipinti, caratterizza profondamente tutta l’opera di Spalletti.
Sin dalla metà degli anni Settanta, infatti, l’artista ha esplorato le potenzialità espressive del colore attraverso una pigmentazione percettiva e viva, risultato di un procedimento in cui la pittura a olio è mescolata a pigmento puro e gesso. L’impasto è poi steso a strati successivi e infine abraso, in modo da rendere la superficie pittorica allo stesso tempo atmosferica e luminosa. Il colore così applicato intraprende un dialogo sensibile con la luce e ammorbidisce e smaterializza la geometria delle forme. Nonostante la predominanza della monocromia, l’arte di Spalletti affonda le radici in una profonda tradizione figurativa e intesse un rapporto fecondo con il sentimento del paesaggio e con il genere del ritratto. I titoli delle sue opere, infatti, richiamano spesso una visione legata a un luogo o una dinamica affettiva e relazionale. Così l’azzurro implica l’immagine del cielo mentre il rosa evoca la sensazione dell’epidermide.

AR