David Robbins

David Robbins, “TV Family”, 2014. Courtesy l’artista e Galleria Raucci/Santamaria, Napoli. In comodato a Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. | David Robbins, “TV Family,” 2014. Courtesy the artist and Galleria Raucci/Santamaria, Napoli. On loan to Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli.

Nei suoi libri – tra i quali The Camera Believes Everything (1988), The Velvet Grind: Satires, Essays, Interviews (2006), High Entertainment (2009) e Concrete Comedy: An Alternative History of Twentieth Century Comedy (2011) – così come nelle sue installazioni multimediali, di cui è un esempio Ice Cream Social, un progetto relazionale, comunitario e performativo della durata di quindici anni, l’artista americano David Robbins (Whitefish Bay, Wisconsin, 1957) ha ampiamente esplorato il rapporto tra i valori, i metodi e le grammatiche visive dell’arte contemporanea e quelli dell’industria dell’intrattenimento. Rifiutandosi di fare semplicemente “arte di intrattenimento”, l’artista sfuma sistematicamente, sfidando i preconcetti, la differenza fra questi due termini, per creare invece un ibrido più denso e soddisfacente, un tessuto epistemico stratificato e sensoriale che permette all’arte e all’intrattenimento di fondersi narrativamente e criticamente.

Invitato dal museo Madre a realizzare una mostra nel contesto di Per_formare una collezione (Intermezzo), una costellazione di progetti, Robbins ha proposto al museo di produrre uno show televisivo con attori provenienti da un gruppo teatrale napoletano, un’iniziativa ben diversa dalle solite dichiarazioni artistiche e dai progetti museali che denunciano la struttura dominante della cultura dell’intrattenimento. Nel suo progetto per il Madre, intitolato TV Family, Robbins ha applicato (citando l’artista) la “capacità di un’istituzione di alta cultura di produrre la cultura pop che il sistema di cultura pop non realizza”. Lavorando in questo modo, Robbins ricolloca la funzione del museo, e nello stesso tempo impregna l’intrattenimento delle ambizioni che egli vorrebbe conferirgli. Piuttosto che interpretare il museo come un “contenitore in cui esibire le opere d’arte”, Robbins utilizza l’istituzione in modo più propositivo. Il risultato “è destinato a scontrarsi con le ragioni per cui la cultura popolare è quello che è”.

In TV Family Robbins genera un ibrido affascinante che unisce lo sperimentalismo dell’arte con l’accessibilità dell’intrattenimento, un approccio che egli definisce “alto intrattenimento”. Questo riavvicinamento tra cultura alta e cultura pop è reso possibile dalla rivoluzione digitale in corso, nonchè dall’adozione di una più ampia idea di ciò che i musei potrebbero realizzare nel settore dei media contemporanei per coinvolgere il grande pubblico ed entrare in sintonia con esso. Nel suo progetto TV Family Robbins affronta il panorama culturale italiano contemporaneo, utilizzandone la forma di comunicazione dominante: lo show televisivo.

Come ha recentemente spiegato Raffaella Silvestri in un articolo dell’aprile 2014 apparso sul New York Times, nei primi tempi la televisione italiana ha avuto “un ruolo unificante significativo in un paese con profonde ma diversificate aree culturali e una breve storia politica, agendo come la principale fonte di informazioni e conoscenze per la maggior parte degli italiani”. Dagli anni Settanta in poi, con l’ascesa delle stazioni televisive commerciali e dei gruppi internazionali, la televisione è diventata la pervasiva “bussola nazionale” dell’Italia, nel bene e nel male, come Matteo Garrone ci ha mostrato recentemente nel suo film Reality, girato a Napoli, che rispecchia il fascino esercitato sugli italiani dai reality show.
In TV Family Robbins articola le interazioni tra nove personaggi, i componenti di una famiglia che si stanno adeguando all’arrivo di un nuovo bambino, Pixel.

In questo modo Robbins affronta quello che egli vede come una “crisi di rappresentanza della famiglia. Nei film e nei programmi televisivi la famiglia è chiaramente rappresentata, ma Internet, pur diventando rapidamente la forma dominante dei media, non è ancora riuscita a sviluppare un modo proprio per rappresentare la famiglia. Non ha ancora inventato uno specchio.” Per creare uno scenario adatto ad esplorare la crisi, Robbins ha trasposto lo stile dei siti internet di Tumblr – mosaici segmentati di immagini, rivelate dallo scorrimento verticale – in un video.

La tecnologia Web determina l’architettura visiva e narrativa del progetto. Secondo l’artista, “il video è organizzato per mostrare lo spaccato di una casa che scorre continuamente verso il basso ad un ritmo graduale, alla maniera di un sito Tumblr, rivelando sempre nuove stanze in cui i personaggi appaiono e ricompaiono, pronunciando le loro battute. Come si fa a raccontare una storia che va su e giù invece di andare avanti – da sinistra a destra? Questa è la sfida narrativa lanciata dal Web.” Invece di un arco narrativo con un inizio e una fine, lo script presenta quindi delle atmosfere emozionali tramite le opinioni, i desideri e le ansie dei personaggi – la sezione trasversale di una famiglia immaginaria che corrisponde alla sezione dell’impalcatura su cui viene messa in scena.

E siccome gli show televisivi spesso hanno una sigla come musicale come sfondo, Robbins ha deciso che una mostra d’arte che rappresentasse uno show televisivo doveva pure avere una sigla. Registrata dai musicisti Milwaukee, Theme Song For An Exhibition è una naturale evoluzione nella carriera trentennale di Robbins dedicata alla contaminazione tra i contesti artistici e di intrattenimento, iniziata nel suo lavoro seminale Talent (1986). Theme Song For An Exhibition è una canzone pop “fresca, ben realizzata, orecchiabile, accessibile”, con parole che esaltano il desiderio e la capacità di fare cultura di chi ascolta. Come tale la canzone è volutamente adatta a qualsiasi mostra in qualsiasi galleria o museo. Contiene l’invito, rivolto all’ascoltatore: “Porta la cultura dove vuoi tu”; un messaggio destinato a rafforzare l’autonomia espressa da un altro verso, “La storia scorre attraverso di te”.

Per condividere questo concetto con le istituzioni artistiche e quindi procedere a un esperimento aperto, comunitario di distribuzione di arte concettuale, l’artista e il museo Madre hanno invitato un gruppo internazionale di istituzioni artistiche a partecipare al lancio del progetto musicale tramite un esperimento innovativo di cooperazione istituzionale. Il consorzio di istituzioni artistiche coinvolte – tra cui ARC-Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris; Boston Center for the Arts; Centre d’Art Contemporaine, Genève; Charlottenborg, Copenhagen; Museum of Contemporary Arts, Houston; Ikon Gallery, Birmingham; MOCAtv, Los Angeles; Museum of Contemporary Art, Chicago; Serpentine Gallery, London – è stata lanciata online Theme Song For An Exhibition a metà giugno del 2013, in concomitanza con l’apertura al Madre.

[Andrea Viliani]

TV Family, 2014

David Robbins, "TV Family", 2014. Courtesy l'artista e Galleria Raucci/Santamaria, Napoli. In comodato a Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. | David Robbins, "TV Family," 2014. Courtesy the artist and Galleria Raucci/Santamaria, Napoli. On loan to Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli.

Playhouse, 2014

David Robbins, "Playhouse", 2014. Courtesy l'artista e Galleria Raucci/Santamaria, Napoli. In comodato a Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Foto © Amedeo Benestante. | David Robbins, "Playhouse," 2014. Courtesy the artist and Galleria Raucci/Santamaria, Napoli. On loan to Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Photo © Amedeo Benestante.

TV Family, 2014

David Robbins, "TV Family", 2014 (still da video). Courtesy l'artista e Galleria Raucci/Santamaria, Napoli. In comodato a Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. | David Robbins, "TV Family," 2014 (video-still). Courtesy the artist and Galleria Raucci/Santamaria, Napoli. On loan to Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli.