Fernando Ciavatti, Tavola a colori fuori testo (Padiglione Rodi, Padiglione della Civiltà Cristiana in Africa e Padiglione Albania, in Prima Mostra Triennale delle Terre Italiane d’Oltremare. Documentario, Napoli, Edizioni della mostra d’oltremare, 1940.

Napoli – Balcani | 1940 – 2020: L’eredità materiale del colonialismo fascista alla Prima Mostra Triennale delle Terre Italiane d’Oltremare

“Napoli – Balcani | 1940 – 2020: L’eredità materiale del colonialismo fascista alla Prima Mostra Triennale delle Terre Italiane d’Oltremare”, organizzata dal centre André-Chastel di Sorbonne Université e dal museo Madre.

A cent’anni dall’ascesa al potere del fascismo, questo ciclo di incontri intende dar voce alle ricerche più recenti sulle tracce materiali della dominazione mussoliniana in Albania e in Grecia partendo da Napoli, e approfondendo così alcuni argomenti trattati nella mostra Bellezza e Terrore: luoghi di colonialismo e fascismo. A tal fine verranno proposte sia una lettura storica dell’arte e dell’architettura concepite come espressioni ufficiali della politica imperialista fascista che una riflessione sul loro carattere attrattivo/repulsivo in quanto “patrimonio difficile” nel contesto socio-politico contemporaneo. Al centro di questo evento vi sarà la Prima Mostra Triennale delle Terre Italiane d’Oltremare, inaugurata il 9 maggio 1940 ai Campi Flegrei, nel quartiere Fuorigrotta di Napoli. Tale mostra si presenta infatti come un dispositivo esperienziale di prima importanza per le rivendicazioni territoriali italiane nel Dodecaneso e in Albania. Il presunto “carattere mediterraneo” di queste aree, nonché la loro sopravvalutata identità “romana” e/o “italiana” erano di fatto alcuni degli argomenti che avevano spinto le autorità fasciste e il Duce a giustificarne la loro occupazione. A partire dai casi dell’Albania e del Mediterraneo orientale si sveleranno dunque la natura politico-ideologica delle produzioni artistiche realizzate per la mostra, il florilegio di discorsi storici nati intorno al mito dei Balcani “romani e fascisti” e le strategie visive utilizzate nei tuttora esistenti padiglioni Rodi e Albania, iscrivendo tali analisi all’interno del dibattito nato intorno alla persistenza della simbologia fascista nelle città italiane contemporanee.

A cura di Alessandro Gallicchio (Sorbonne Université, centre André-Chastel) e Kathryn Weir (museo Madre, Napoli)