»LIAM GILLICK»

Liam Gillick, … And Upheld, 2012. Collezione privata. In comodato a Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Foto © Amedeo Benestante.

Sin dai primi anni Novanta, l’artista britannico Liam Gillick (Aylesbury, 1964) ha prodotto un variegato corpus di opere attraverso i media più diversi, utilizzando l’installazione, il video, la scultura, il testo e l’animazione digitale, e accompagnando tutto ciò con un’intensa produzione teorica e critica. Al centro del lavoro di Gillick troviamo un insieme complesso di temi di estrema attualità e tra loro profondamente correlati: la relazione con lo spazio – inteso non solo come spazio fisico ma anche come spazio politico, sociale ed economico – la centralità del ruolo delle spettatore come agente attivo e produttore di significato, il mondo della comunicazione e le relazioni tra economia tardo-capitalista, arte e istituzioni. Sin dai suoi esordi, infatti, Gillick ha posto il confronto con lo spettatore al centro del suo lavoro, attraverso la creazione di situazioni – sia formali che performative – in cui sono messi criticamente in discussione alcuni parametri legati alla fruizione dell’arte, al funzionamento delle istituzioni ad essa deputate, alla creazione e alla trasmissione del concetto di valore. A questo proposito è opportuno citare le cosiddette Platform Sculptures, una serie di opere di natura scultorea e installativa che l’artista inizia a concepire sin dalla metà degli anni Novanta e che diventeranno presto tra le più iconiche della sua produzione: si tratta di sculture basate su una semplice struttura modulare in metallo e Plexiglas colorato, allestite nello spazio come se fossero piattaforme sopraelevate o pensiline e i cui titoli incoraggiano gli spettatori a utilizzarle come zone di incontro e di discussione. Con questa serie di opere Gillick fa esplicito riferimento alla tradizione della scultura minimalista – soprattutto alle forme pure, ai materiali e alle procedure industriali utilizzati dall’artista americano Donald Judd – ma inserisce all’interno di esse l’elemento dell’interazione e dell’uso da parte del pubblico, evidenziando come il potenziale critico dell’estetica minimalista sia stato assorbito e neutralizzato dall’architettura delle corporation e dalle strutture dell’intrattenimento contemporanee.
Una simile sintesi tra riferimenti interni alla storia dell’arte e un discorso di natura analitica sul presente è al centro delle opere e delle installazioni del decennio successivo, in cui colori brillanti e strutture modulari sono spesso utilizzati per modificare lo spazio. Con questi interventi – che ancora una volta occupano uno spazio ambiguo tra scultura, installazione, intervento architettonico e design – l’artista espande il campo dei propri interessi e include molteplici riferimenti alla storia dell’astrazione geometrica (dal Bauhaus fino all’Arte Cinetica), esplorandone le intersezioni tra le ambizioni utopiche e sociali di questi movimenti e le loro successive articolazioni nel mondo della comunicazione, dell’arredamento civico e urbano e della corporate identity.
Questa forma di tensione anima anche … And Upheld (2012), opere in collezione esposta in occasione della prima mostra personale dell’artista presso la Galleria Alfonso Artiaco di Napoli. L’opera fa parte di una più ampia serie di lavori in cui elementi tridimensionali in alluminio sono fissati alla parete secondo una griglia essenziale e una ripetizione regolare, secondo una disposizione che ancora una volta cita la modularità che ha caratterizzato le ricerche del Minimalismo americano degli anni Sessanta e Settanta, e in cui Gillick porta alle estreme conseguenze, sia formali sia concettuali, le premesse di questa stagione dell’arte: ovvero la sua esplorazione dei materiali e delle procedure industriali all’interno del linguaggio artistico, includendovi una ricerca sul colore e sulla standardizzazione attraverso i metodi di classificazione internazionale attualmente in vigore come la scala RAL, utilizzata per identificare i colori secondo un metodo universale e non soggettivo.

AR

Il museo è chiuso, aprirà alle 10.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì, Sabato 10.00 ⋅ 19.30 — Domenica 10.00 ⋅ 20.00
La biglietteria chiude un'ora prima / Martedì chiuso / Lunedì ingresso gratuito