GIORGIO ANDREOTTA CALÒ

Venezia, Italia (1979), vive e lavora a Bologna e Venezia, Italia e Amsterdam, Olanda

Produttivo 2018-2019

Carotaggi (vulcaniti, siltiti, arenarie, lumachelle, microconglomerati, strati carboniosi, calcare miliolitico) | Core samples (vulcanite, siltstone, sandstone, lumachella limestone, microconglomerate, carbonaceous layers, miliolidae limestone)

Donazione dell’artista alla Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee – Madre · Museo d’arte contemporanea Donnaregina nell’ambito del progetto di dislocazione territoriale del ‘Produttivo’ in collaborazione con Amaci. Co-prodotta dalla Fondazione Pirelli HangarBicocca di Milano | Gift of the artist to the Fondazione Donnareggina per le arti contemporanee – Madre · Museo d’arte contemporanea Donnaregina in the context of the territorial displacement of the ‘Produttivo’ (coal seam) in collaboration with Amaci. Co-produced by the Fondazione Pirelli HangarBicocca, Milan.

Giorgio Andreotta Calò lavora con frammenti di materiali ritrovati e la riappropriazione di elementi architettonici, del paesaggio e della storia. Le sue opere spaziano dalla scultura, azioni performative e interventi architettonici, spesso frutto di processi di ricerca duraturi. La pratica di Calò è radicata nel lavoro sul campo e indaga le nozioni di risorsa e stratificazione materiali e simboliche, per affrontare le ripercussioni ecologiche e sociali dei processi estrattivi. Produttivo presenta una serie di carotaggi che l’artista ha selezionato dall’archivio della Carbosulcis S.p.A., ultima società attiva in Italia nell’estrazione del carbone, che ha terminato la sua attività mineraria nel 2017. Le sequenze stratigrafiche sono state estratte nell’area Sulcis-Iglesiente nel sud-ovest della Sardegna al fine di indagare il potenziale minerario delle riserve di carbone locali. Il titolo del lavoro fa riferimento alla falda “produttiva” per l’estrazione, usualmente riscontrabile a 350-450 metri di profondità sotto il livello del mare. I 2000 metri lineari di campioni di roccia acquisiti dall’archivio, riordinati e catalogati, sono presentati come patrimonio collettivo e non come semplici registrazioni di depositi di risorse. I campioni provenienti dalla stessa area hanno poi subito un processo di dislocamento geografico: i gruppi di carotaggi sono stati donati dall’artista a undici musei italiani, seguendo una distribuzione dal nord al sud del paese in base alla profondità della loro estrazione. L’opera di Calò riflette sulla trasformazione della materia attraverso il tempo, i suoi strati materiali corrispondono alle ere geologiche del sottosuolo di un determinato sito. Riconfigurando orizzontalmente una parte dei nuclei stratigrafici, Produttivo articola una linea temporale geologica attraverso le diverse consistenze e i colori dei materiali raccolti, offrendo una cronologia della storia ambientale e delle attività estrattive umane. Andreotta Calò considera che l’opera renda visibile una foresta sotterranea nelle vene di carbone all’interno della roccia, il risultato di trasformazioni alchemiche attraverso i millenni.

 

Dichiarazione dell’artista

Al momento questi carotaggi avevano acquisito lo statuto di inerti, era materiale che sarebbe stato semplicemente smaltito, non c’era un interesse di conservarlo come archivio geognostico. A me invece interessava avere una testimonianza di quello che era stato fatto sul territorio, e quindi ho cercando di salvarlo e di recuperalo, riportandolo nella forma di opera d’arte. Tutto il produttivo è stato diviso in dodici famiglie stratigrafiche, donate ciascuna a undici musei italiani, dislocati nel territorio nazionale, con una disposizione seguendo queste famiglie. Quindi si è riusciti a trasformare l’opera in un bene condiviso, e quindi mutare anche il valore e la natura, ripensare la natura di questa opera e il suo statuto. Non è più del materiale che produce energia ma diventa un oggetto che produce sinergia, che attiva anche delle nuove connessioni tra le istituzioni e restituisce un nuovo senso a questo materiale. Questo ragionamento comporta un cambio di paradigma, ciò che consiste una rivoluzione culturale o del pensiero, rivalutare la natura di un oggetto, della realtà, in un altro modo possibile, e quindi riconsiderare questo materiale come qualcosa di diverso da quello che può rappresentare o per cui è stato prodotto.