Santa do pau oco

A cura di Gabriella Rebello Kolandra

22.01 — 06.04.2026

Orari e biglietti

Progetto di mostra per il Premio Meridiana, Ogni cosa è tutte le cose a cura di Mario Francesco Simeone e promosso dall’associazione Amici del Madre con Antony Morato e Fondazione Tridama

All’alba dell’età moderna, l’ossessiva ricerca dell’oro da parte delle principali potenze europee alimentò l’espansione coloniale e l’organizzazione di nuovi sistemi economici fondati sullo sfruttamento delle risorse e dei corpi. In Brasile, principale territorio aurifero sotto dominio portoghese, la Corona esercitava un controllo rigido sull’estrazione e la circolazione dei metalli preziosi. Per garantire il “quinto reale”, tassa del 20% sull’oro estratto, furono imposte severe misure contro il contrabbando. Uno dei metodi diffusi per eludere questi controlli consisteva nel nascondere l’oro all’interno di immagini sacre, perlopiù statue barocche di santi in legno. Le statue venivano realizzate con il corpo cavo (“oco”) e una porta di accesso, così da poter contenere e trasportare piccole quantità del metallo in modo insospettabile. La deviazione fu una costante durante tutto il periodo di estrattivismo coloniale. Da immagine ambigua, “santo do pau oco” è entrato nel linguaggio comune brasiliano per indicare qualcuno che si presenta in un modo, ma cela una natura diversa.

Santa do pau oco prende il titolo da questa espressione, alterandone il genere, per indagare il rapporto tra superficie e profondità. Nelle opere di Clarissa Baldassarri (Civitanova, 1994), Maria Luce Cacciaguerra (Palermo, 1997) e Anna Maria Maiolino (Scalea, 1942) esiste un interesse comune per le soglie percettive e per il linguaggio. Le tre artiste indagano, ciascuna a proprio modo, territori liminali. Se Baldassarri esplora il limite attraverso la trascendenza sensoriale e spirituale, e Cacciaguerra lo attraversa poeticamente come territorio di possibilità, Anna Maria Maiolino lo abita come luogo di resistenza.

Emigrata in Brasile da adolescente, attiva a partire dagli anni Sessanta e formatasi nel contesto repressivo della dittatura militare, Maiolino ha costruito una pratica artistica capace di affermare una presenza politica femminile all’interno di un sistema che ne negava l’esistenza. Nelle sue opere il gesto creativo è inseparabile da quello distruttivo, ogni forma nasce da una tensione tra opposti. L’interesse speculativo di Cacciaguerra proviene dalla poesia concreta e ne prosegue i principi in una ricerca contemporanea che qui, per la prima volta, assume una dimensione fisica, mettendo in relazione storia dell’arte, letteratura e un ampio archivio personale. Baldassarri si concentra sul limite percettivo e sensoriale in relazione alla transitorietà del corpo e al tempo, attraverso una pratica di matrice spirituale che si esprime soprattutto in progetti site-specific tra installazione, video, scultura e performance.

In mostra emerge una riflessione trasversale sulla vita e sulla morte, intese non come opposti ma come forze compresenti. Le tre artiste, di generazioni diverse, si muovono tra mezzi affini nella volontà di interrogare le strutture profonde del linguaggio. Santa do pau oco si inserisce nell’ambito del Premio Meridiana, curato da Mario Francesco Simeone e promosso dalla Fondazione Donnaregina – museo Madre e dagli Amici del Madre, dedicato al sostegno della ricerca curatoriale e della scena artistica emergente del Sud Italia. La mostra dialoga con il tema della prima edizione del Premio, Ogni cosa è tutte le cose, ispirato a Conversazione in Sicilia di Elio Vittorini.