Mathilde Rosier. Le massacre du primtemps

 

A cura di Andrea Viliani 

In collaborazione con Residency 80121

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Nella sua nuova opera video Le massacre du printemps (2020), l’artista Mathilde Rosier (Parigi, 1973) crea una narrazione personale a partire da narrazioni già esistenti. Definita “una danza agraria su Napoli”, l’opera è ispirata alla Sagra della primavera (Le sacre du printemps), un balletto creato da Vaslav Nijinsky per i Ballets Russes nel 1913 su musiche di Igor Stravinsky. Il tema è connesso anche alla figura dello scenografo e costumista del balletto originario, Nicholas Roerich. Come scrive l’artista: “L’atmosfera della pièce è catastrofica, Roerich pensava ad una fine del mondo imminente ma con la speranza di rinascita per un’umanità più saggia”.

A costituire lo scenario dell’opera, tre differenti luoghi matrice che descrivono metaforicamente il dissidio tra la seducente bellezza generatrice e la potenza distruttrice di essere umano e natura: le serre di Pompei, il centro e il porto della città di Napoli, l’ex sito industriale e la baia di Pozzuoli. L’opera si suddivide in due parti, che interrogano i principi stessi del balletto originario. Nel primo atto dell’opera di Stravinsky, intitolato L’adorazione della Terra, la coreografia richiama le danze agricole della Russia pagana.

Per Rosier i danzatori, imitando i movimenti e i gesti degli agricoltori nell’atto di coltivare i campi, connettono l’atto di adorare la terra con l’inizio del suo progressivo sfruttamento. Per questo l’“adorazione” del balletto originale si rivela l’inizio di un inarrestabile “sfruttamento”: “i contadini diventano spighe di grano, il destino dell’umanità si lega a quello delle piante.” Nel secondo atto dell’opera di Stravinsky, intitolato Il Sacrificio, una donna è designata per un sacrificio alla Terra in cui implorare il ritorno della primavera dopo l’inverno e assicurare la perpetuazione del benessere della specie umana. Nella reinterpretazione di Rosier il sacrificio della giovane donna non avviene e si tramuta nella metamorfosi di tutti i contadini e dei campi di grano in una foresta di alberi che si espande sulla città e sul sito industriale che prima aveva il nome di Napoli.