La Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee – museo Madre, Napoli presenta la prima retrospettiva istituzionale dell’artista americano Uri Aran (Gerusalemme, 1977). Pensata appositamente per gli spazi del terzo piano di Palazzo Donnaregina, la mostra si configura come una sorta di retrospettiva mid-career; un percorso costruito dall’artista in dialogo diretto con l’architettura del museo, che riunisce molte tra le sue opere più importanti, insieme a nuovi lavori pensati per questa occasione. Questa mostra si inserisce autorevolmente nel percorso dell’artista, la cui ricerca ha trovato spazio in alcune delle istituzioni più rilevanti del panorama internazionale, tra cui il programma Platforms: Commissions and Collection del Walker Art Center di Minneapolis (2019); la Whitney Biennial ( 2014), curata da Stuart Comer, Anthony Elms e Michelle Grabner; la personale italiana Puddles da Peep-Hole a Milano (2014) a cura di Vincenzo De Bellis e Bruna Roccasalva; la 55ª Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia (2013), curata da Massimiliano Gioni; e la mostra personale Here, Here and Here alla Kunsthalle Zürich (2013) curata da Beatrix Ruf.
Il progetto che Aran presenta al Madre, che diventa una grande opera in sé stesso, testimonia in modo poetico e completo un percorso artistico che, da oltre vent’anni, esplora i modi in cui comunichiamo, ci comportiamo, percepiamo e costruiamo relazioni con il mondo e con gli altri. Al centro del suo lavoro c’è spesso il linguaggio – non solo come strumento di comunicazione, ma come spazio in cui si manifestano differenze culturali, memorie personali e forme di identità. Aran usa parole, oggetti, immagini e gesti per comporre opere che sembrano sospese tra il noto e l’inatteso. Attraverso installazioni, sculture, video e pittura, dà forma a scenari visivi ricchi, dove elementi del quotidiano vengono scomposti e riorganizzati in composizioni che evocano narrazioni frammentarie e aperte. In un discorso sulla soggettività che accoglie la vulnerabilità e la complessità delle relazioni, Aran lavora sui margini del discorso codificato. La mostra al Madre racconterà con completezza l’evoluzione della sua pratica dai primi anni Duemila ad oggi.