»Per_formare una collezione (Intermezzo)»

14.06.14 — in progress

Nam June Paik, TV Buddha, 1985. Collezione Pier Luigi e Natalia Remotti, Santa Margherita Ligure. In comodato a Madre – museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Foto Paola Mattioli. © Framart Studio, Napoli.
Il terzo capitolo del progetto in progress dedicato alla costituzione progressiva della collezione permanente del Madre.
a cura di Alessandro Rabottini, Eugenio Viola

Per_formare una collezione (Intermezzo) è il nuovo capitolo che amplia e prosegue il progetto in progress Per_formare una collezione, dedicato alla costituzione progressiva della collezione permanente del museo Madre di Napoli. Per_formare una collezione (Intermezzo) conferma le due direttrici principali che la collezione del Madre sta assumendo: da una parte racconto della storia della cultura d’avanguardia a Napoli e in Campania (fra arti visive, teatro, cinema, architettura, musica e letteratura) e dall’altra ricerca sul presente e prospettiva sul futuro, attraverso l’inclusione di artisti che rispondono, con le loro nuove opere, a questa storia, evocandone gli scenari ulteriori.

Le sale della collezione si arricchiscono e vengono completate con nuovi interventi, mettendo in dialogo artisti italiani e internazionali di generazioni diverse, attraverso la presentazione di opere storiche e di nuove commissioni di: Vito Acconci, Marisa Albanese, Gianfranco Baruchello, Henri Chopin, Francesco Clemente, Tony Cragg, Robert Filliou, Cyprien Gaillard, Mark Manders, Marisa Merz, Dennis Oppenheim, Nam June Paik, Gianni Piacentino, Vettor Pisani, David Robbins.

La scelta del sottotitolo di questo capitolo intermedio, Intermezzo, indica un momento di sintesi, approfondimento e condivisione dell’identità e della funzione della collezione museale quale strumento al contempo di educazione e di intrattenimento, narrazione multipla condivisa con gli artisti e il pubblico. La collezione del museo Madre è infatti assimilabile a una sinfonia ascoltata nel suo eseguirsi, a una proiezione cinematografica o a una messa in scena teatrale in continuo movimento, il cui intermezzo costituisce l’intervallo che ne puntualizza e riassume i passaggi e il metodo, prima di introdurre nuovi capitoli.

Le sale già in precedenza dedicate al rapporto tra linguaggio, spazio e corpo – e di conseguenza alle esperienze dell’Arte Concettuale e Minimale, della Poesia Visiva e della Performance – sono incrementate dall’opera di Vito Acconci, con la sua scritta al neon “HELP”, e dai dattilopoemi di Henri Chopin, messi in relazione con le opere di poesia visiva già presenti in collezione di Arrigo Lora Totino; ma anche dalle vetrine con polaroid di spazi abbandonati di Cyprien Gaillard e dalle immagini fotografiche, che congiungono dimensione intima e perlustrazione ambientale, di Dennis Oppenheim. Mentre al racconto delle ricerche di Fluxus e dell’Arte Povera si aggiungono artisti-chiave di entrambi gli ambiti, come Robert Filliou e Nam June Paik per Fluxus, e Gianni Piacentino per l’Arte Povera. Attraverso la presenza poi dei dipinti di Marisa Merz e Francesco Clemente, posti in relazione alle sculture di Mark Manders e Tony Cragg, inizia l’esplorazione dei linguaggi della pittura e della scultura, che sarà ulteriormente ampliata nei successivi appuntamenti.

Inoltre il concetto di museo come arena in cui si incontrano cultura alta e cultura popolare, museo e comunità, luogo dell’immaginario e dell’immaginazione in grado di generare e accogliere differenti forme di rappresentazione (al contempo reali e ipotetiche, critiche e narrative) è al centro delle nuove opere realizzate per la collezione del Madre da Marisa Albanese (il Madre reinterpretato come architettura di carta, corrispondente alle sue pubblicazioni, che si disperde e si identifica con il proprio quartiere) e dall’artista americano David Robbins (autore di un vero e proprio programma televisivo per il Madre, invitato a uscire da se stesso per incontrare l’immaginario del pubblico), a cui si aggiunge l’universo immaginifico di RC Theatrum, teatro-museo che ospita tutti i saperi, di Vettor Pisani, e un nuovo corpus di opere cinematografiche di Gianfranco Baruchello, di cui il Madre sta costituendo, nel corso dei vari capitoli di Per_formare una collezione, una vera e propria retrospettiva delle pionieristiche opere video e filmiche.

Come già accaduto in occasione dei due precedenti appuntamenti di questo progetto, anche in questo caso le opere non occupano soltanto le sale espositive del secondo piano, ma invadono tutta l’architettura dell’antico convento di Donnaregina, a definire un’esperienza del museo come organismo vivente, fatto non soltanto di spazi fisici ma anche di relazioni sociali e simboliche, di storie da raccontare come di possibilità da configurare: Per_formare una collezione (Intermezzo) ribadisce così la vocazione “narrativa” e “progettuale” alla base della costruzione della collezione del Madre. Anche in questa occasione ad ogni opera è dedicata una scheda monografica di approfondimento, attraverso la quale il pubblico potrà ripercorrere sia le direttrici principali della ricerca dell’artista sia la storia dell’opera in collezione.

Nel quadro della mostra Per_formare una collezione (Intermezzo), il Madre ha invitato l’artista americano David Robbins a produrre, quale riflessione sul progetto in sviluppo, uno show televisivo con attori provenienti da un gruppo teatrale napoletano.  Nel suo progetto per il Madre, TV Family, a cura di Andrea Viliani, Robbins ha applicato la “capacità di un’istituzione di alta cultura di produrre la cultura pop che il sistema di cultura pop non realizza”. Lavorando in questo modo, Robbins ricolloca la funzione del museo, e nello stesso tempo impregna l’intrattenimento delle ambizioni che egli vorrebbe conferirgli. In TV Family Robbins genera un ibrido affascinante, che unisce lo sperimentalismo dell’arte con l’accessibilità dell’intrattenimento, un approccio che egli definisce “alto intrattenimento”, reso possibile dalla rivoluzione digitale in corso, nonché dall’adozione di una più ampia idea di ciò che i musei potrebbero realizzare nel settore dei media contemporanei per coinvolgere il grande pubblico ed entrare in sintonia con esso.

Siccome gli show televisivi spesso hanno una sigla musicale, Robbins ha deciso che una mostra d’arte che rappresentasse uno show televisivo dovesse avere una propria sigla. Registrata da musicisti a Milwaukee, Theme Song For An Exhibition è una naturale evoluzione nella carriera trentennale di Robbins dedicata alla contaminazione tra i contesti artistici e di intrattenimento, iniziata nel suo lavoro seminale Talent (1989).  Theme Song For An Exhibition è una canzone pop “fresca, ben realizzata, orecchiabile, accessibile”, con parole che esaltano il desiderio e la capacità di fare cultura di chi le ascolta.  Per condividere questo concetto con le altre istituzioni artistiche e quindi procedere a un esperimento aperto, comunitario, di distribuzione di arte concettuale, l’artista e il museo Madre hanno invitato un gruppo internazionale di istituzioni artistiche a partecipare al lancio del progetto  musicale tramite un esperimento innovativo di cooperazione istituzionale: ARC/Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, Parigi; Boston Center for the Arts, BostonCentre d’Art Contemporain, GenèveKunsthal Charlottenborg, CopenhagenContemporary Arts Museum, HoustonIKON Gallery, BirminghamMOCAtv, Los Angeles; Museu de Arte Contemporânea de Serralves, Porto; Museum of Contemporary Art, ChicagoSerpentine Gallery, Londra and WIELS-Contemporary Art Centre, Brussels (lista in aggiornamento).

Il museo è aperto fino alle 19.30

Lunedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì, Sabato 10.00 ⋅ 19.30 — Domenica 10.00 ⋅ 20.00
La biglietteria chiude un'ora prima / Martedì chiuso / Lunedì ingresso gratuito