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Sette Stagioni dello Spirito

17.12.16 — 17.04.17

Gian Maria Tosatti, Sette Stagioni dello Spirito, 7_Terra dell’ultimo cielo, 2016. © Gian Maria Tosatti. Si ringrazia Fondazione Morra, Napoli; Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli.
Dal pluriennale progetto di Gian Maria Tosatti, in mostra al Madre un'officina creativa presentata come un diario, immaginato per la città e i suoi abitanti.
a cura di Eugenio Viola

Nella sua pratica artistica Gian Maria Tosatti (Roma, 1980) percepisce la città come un doppio, un’analogia dello spirito, in cui l’interiorità dell’essere umano si articola in una composizione concreta. Tornando a rapportarsi allo spazio urbano come già sperimentato in altre città – Roma (Devozioni, 2005-2011); New York (I’ve Already Been Here, 2011-in corso) – a Napoli l’artista ha avuto, per la prima volta, la possibilità di utilizzare l’intera città come possibile spazio di intervento. Nell’ideazione e realizzazione dell’imponente progetto Sette Stagioni dello Spirito, dal 2013 al 2016, Tosatti ha ripercorso la traccia di Il Castello Interiore (1577), il libro in cui Santa Teresa d’Avila suddivide l’animo umano in sette stanze, e le ha trasfigurate in altrettante monumentali installazioni ambientali, ordinate come i capitoli progressivi di un libro, in cui si intrecciano fonti letterarie e filosofiche, riferimenti storici e teologici, figure, pensieri e storie. Un’opera di matrice narrativa e teorica e in formazione progressiva, tesa a ridefinire il rapporto fra arte e comunità – ovvero fra l’intervento artistico e il tessuto sociale e antropologico – e concepita come un unico grande romanzo visivo e performativo che, esplorando la città e la dimensione comunitaria del vivere civile, connette l’assoluto dell’elemento etico con il nostro presente storico e i conflitti e le lacerazioni che lo caratterizzano. I sette interventi/capitoli site-specific dell’artista hanno permesso negli ultimi tre anni la riapertura e il graduale recupero di alcuni edifici storici e monumentali, abbandonati o dismessi, della città di Napoli, radicalmente trasformati dall’intervento dell’artista. Questi luoghi sono diventati punti radianti per opere che, dalla sfera umana, si sono estese a quella urbana, rianimando spesso interi quartieri. Ad ognuna di queste sette “stazioni” è stato dato un titolo e una connotazione, che dal male più profondo tende al bene assoluto:

1_La peste (Chiesa dei SS. Cosma e Damiano ai Banchi Nuovi) ha affrontato il tema dell’inconsapevolezza come la più grave malattia dello spirito;
2_Estate
(ex-Anagrafe Comunale in Piazza Dante) si è focalizzata sul principio dell’inerzia quale principale causa della dissoluzione;
3_Lucifero (ex-Magazzini Generali del Porto di Napoli) ha esplorato la complessità legata al concetto di errore;
4_Ritorno a casa (ex-Ospedale militare) si è concentrata sul tema della salvezza;
5_ I fondamenti della luce (ex-Convento di Santa Maria della Fede) ha indagato il concetto di ricerca della verità;
6_Miracolo (ex-fabbrica nel quartiere di Forcella) ha istituito una vera e propria pratica del bene;
7_Terra dell’ultimo cielo (Chiesa della Santissima Trinità delle Monache, Via Santa Lucia al Monte, angolo Via Pasquale Scura, visitabile fino al 7 gennaio 2017) ha suggerito una possibile suggestione sul destino finale dell’uomo.

La mostra – ospitata in due aree del museo Madre, la Project room al piano terra e otto sale al secondo piano – è la prima personale dell’artista in un museo pubblico italiano. Essa non intende semplicemente restituire la memoria di quest’esperienza, sintetizzandola in una prospettiva unitaria, quanto offrirne una dimensione ulteriore: ricostruire il processo “dietro le quinte” del progetto permettendo al pubblico di ripercorrerlo nella sua articolazione complessiva, raccontandone la dimensione intima. Due elementi, esposti nella Project room al piano terra, fungono da prologo all’intero racconto:

– Il pavimento dello studio dell’artista, estratto ed astratto dal suo contesto, si pone come spazio mentale, luogo di evocazioni che prendono forma compiuta nelle opere esposte al secondo piano;

– Il diario dell’artista è restituito, invece, come il sudario di un pensiero nel suo stesso farsi. Accanto a questi due elementi, un lungometraggio nell’attigua sala video racconta l’imponente processo di realizzazione del progetto e funge da ideale controcampo, presentato come un ulteriore diario per immagini, che introduce il visitatore in una storia raccontata, ora per la prima volta, nella sua interezza.

Dopo il prologo nella Project room al piano terra, il percorso nelle otto sale al secondo piano, analogamente basato sulla compresenza di un doppio registro testuale e visuale, procede per estrazione e astrazione presentando una sequenza di “camere mentali”, riferite ai sette capitoli del progetto originario, oltre ad una prima sala di carattere introduttivo. Questi ambienti diventano altrettante metaforiche declinazioni dello studio dell’artista nel corso degli anni trascorsi a Napoli, ognuno occupato da materiali di studio (disegni progettuali, schizzi preparatori, documenti e resti) e da una selezione di opere, mostrate nel sovrapporsi delle decisioni e dei cambiamenti. Ne emerge il resoconto, pieno di appunti e cancellature, di quella “sinfonia per città e suoi abitanti” con cui l’artista stesso ha definito la sua opera. In questo modo, per la prima volta, il visitatore può attraversare diacronicamente l’intero ciclo di Sette Stagioni dello Spirito condividendone una visione diversa, necessariamente selettiva, come è, per l’appunto, quella dettata dalla memoria, e allo stesso tempo nuova, sollecitata dalla riproposizione di questa esperienza nel contesto museale.

Il progetto originario Sette Stagioni dello Spirito, nelle sue articolazioni territoriali, è stato promosso e organizzato da Fondazione Morra con il sostegno di Galleria Lia Rumma. In collaborazione con Regione Campania, Comune di Napoli, Municipalità 2, Vicariato alla Cultura della Curia di Napoli, Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per Napoli e Provincia, Accademia di Belle Arti di Napoli, Ordine degli Ingegneri della Provincia di Napoli, Autorità Portuale di Napoli, Università Suor Orsola Benincasa e con il Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee.

Gian Maria Tosatti (Roma, 1980) vive e lavora fra Napoli e New York. I suoi progetti e opere sono indagini a lungo termine su temi legati al concetto di identità, sia dal punto di vista politico che spirituale. Le sue opere principali appartengono ai cicli Devozioni (2005-2011), Fondamenta (2011-in progress) e Le considerazioni (2009-in progress). L’artista – vincitore nel 2008 del Premio Terna, nel 2016 del Premio Fondazione Ettore Fico e selezionato nel 2014 per il Premio Furla – ha esposto presso numerose istituzioni, fra cui Centro Wilfredo Lam (L’Avana, 2015); Hessel Museum/CCS BARD (New York, 2014); Casa Testori (Milano, 2014); American Academy in Rome (Roma, 2013); Museo Villa Croce (Genova, 2012); Tenuta dello Scompiglio (Lucca, 2012); Lower Manhattan Cultural Council (New York, 2011); Chelsea Art Museum (New York, 2009); Palazzo delle Esposizioni (Roma, 2008). Sue opere permanenti sono presenti nelle collezioni del MAAM (Roma) e, quale vincitore dell’edizione 2014 del concorso promosso dal MIBACT Un’Opera per il Castello, di Castel Sant’Elmo (Napoli).

Il museo è aperto fino alle 19.30

Lunedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì, Sabato 10.00 ⋅ 19.30 — Domenica 10.00 ⋅ 20.00
La biglietteria chiude un'ora prima / Martedì chiuso / Lunedì ingresso gratuito