MARIA THEREZA ALVES con KE´Y RUSÚ KATUPYRY e VERÁ POTY RESAKÃ

São Paulo, Brasile (1961), vive e lavora a Berlino, Germania e Napoli, Italia

 

Decolonizing Botany / Jevy Jejapo-pyra Temitī-tyre  2020

acquerelli, casse acustiche, minimac

Opera realizzata grazie al generoso sostegno di [N.A!] Project

Commissionato per Rethinking Nature

Courtesy dell’artista e la Galleria Alfonso Artiaco, Napoli

 

Nel suo lavoro, Maria Thereza Alves rivela le storie culturali del Sud e Centro America analizzando la relazione tra forme di conoscenza, linguaggio, natura e comunità, per mostrare che i 500 anni di dominazione coloniale non hanno cancellato le conoscenze e la resilienza di ecologie diverse e dei popoli locali. Decolonizing Botany / Jevy Jejapo-pyra Temitī-tyre è un’installazione sviluppata in collaborazione con la comunità Guaraní della riserva Jaguapiru nella regione del Mato Grosso do Sul in Brasile. Alves ha chiesto al suo collaboratore di lunga data, l’insegnante Guaraní e leader della riserva locale Ke´y Rusú Katupyry e alla sua comunità, di spiegare la tassonomia botanica guarini. Presentano la natura e le qualità delle 24 specie di botanica guaraní che Alves ha ritratto nei suoi acquerelli. Attraverso questo esercizio emerge la complessità del pensiero Guaraní e la sua profonda natura relazionale, che instaura connessioni tra gli esseri viventi e l’ambiente circostante: quello che nella nomenclatura botanica è conosciuto come Nymphoides humboldtiana, che nella tassonomia guarini è conosciuta come Yvoty mboporã pónhuregua, ‘fiore a cinque lati dello spirito dei campi e delle foreste: tu un giorno te ne andrai ma io no’. Il progetto sottolinea il diritto alla sovranità epistemica del popolo Guarani, mostrando come i sistemi di denominazione codificano la conoscenza. La serie di acquerelli di Alves è presentata insieme ai canti che i membri della comunità hanno eseguito per ogni pianta del lavoro.

 

Maria Thereza Alves  – Dichiarazione dell’artista

La colonizzazione è un processo continuo di furto di terre, risorse, corpi, esseri e cultura. Il colonizzatore che prende possesso, in questo caso, delle Americhe, richiede la ridenominazione per consolidare l’obliterazione degli indigeni da lui desiderata. L’uso della nomenclatura scientifica europea fa parte di questo desiderio. Decolonizing Botany è un tentativo di coinvolgere il visitatore nella complessità del pensiero Guarani e l’importanza della relazionalità con gli altri esseri e l’ambiente circostante. C’era un mondo, un rispetto, un rendere onore alla terra e agli esseri prima dell’invasione, e che continua nel presente.

 

Ke´y Rusú Katupyry e Verá Poty Resakã – Dichiarazione degli artisti

C’è sempre stato e continua ad esserci al giorno d’oggi – nonostante la distruzione delle foreste, l’estrazione mineraria, e l’espulsione dei popoli indigeni dalle nostre terre – il rispetto dei Guarani e degli altri popoli indigeni per tutto ciò che è in natura. Anche nella nostra sofferenza, noi continuiamo a rispettarla. L’invasione distrugge la visione e i suoni, ma non la memoria del popolo Guarani, che è ancora molto forte e risveglia il rispetto dormiente per tutto quello che esisteva prima della colonizzazione/decolonizzazione del popolo. Con rispetto, quando entriamo nella foresta, prima chiediamo il permesso. Con rispetto, consideriamo ogni pianta un essere che in passato era buono, la cui bellezza incanta o guarisce le persone. I nomi delle piante vengono da noi. La sera, come comunità, ci riuniamo  e ci dicono i loro nomi, di solito con una canzone. Così c’è rispetto per tutto – la terra e la vita, per noi, anche nell’essere di una pianta.