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Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee al progetto Sette Stagioni dello Spirito, di Gian Maria Tosatti, pensato per manifestarsi nello spazio urbano della città di Napoli.

Il progetto Sette Stagioni dello Spirito, di Gian Maria Tosatti, promosso e organizzato dalla Fondazione Morra, con il sostegno della Galleria Lia Rumma, in collaborazione con Regione Campania, Comune di Napoli, Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli, Assessorato al Patrimonio del Comune di Napoli, Seconda Municipalità del Comune di Napoli, Vicariato della Cultura della Curia di Napoli, Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per Napoli e Provincia, Fondazione Ordine Ingegneri Napoli, Autorità Portuale di Napoli, ha ricevuto il Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee. Il ciclo di opere Sette Stagioni dello Spirito, a cura di Eugenio Viola, è pensato per manifestarsi nello spazio urbano quasi segretamente e dipanarsi nel ventre della città di Napoli.

1_La peste

La prima tappa di questo percorso, 1_La peste, è stata realizzata a Napoli nel settembre 2013 e presentata pubblicamente soltanto dopo aver già avuto parzialmente corso nel corpo della città. L’opera ha come fulcro centrale la chiesa dei SS. Cosma e Damiano, chiusa dalla Seconda Guerra Mondiale, e riaperta per ospitare l’installazione di Tosatti, che si caratterizza come un’opera dal profilo estremamente mimetico rispetto all’identità del luogo e del suo contesto di riferimento. L’intervento site-specific di Tosatti è volto a dare una lettura specifica e ulteriore dell’identità di questo edificio un tempo dedicato al culto e di collegarlo al più ampio discorso sulla città di Napoli, portato avanti dall’artista nell’ambito del progetto. I singoli elementi disposti dall’artista nella chiesa alludono sottilmente alla storia del luogo, contribuiscono alla creazione di un palinsesto visivo: un “archivio della memoria” sospeso tra immaginario e simbolico, che s’insinua nella vertigine tra forma e funzione originarie dello spazio e la sua rifunzionalizzazione per opera dell’artista. L’intervento di Tosatti investe anche il quartiere su cui la chiesa insiste e l’antico Largo. Una colatura di cera abita le placche metalliche che proteggono il portale della chiesa, come elemento di estrema delicatezza esposto alla ferocia di un quartiere difficile, mentre il numero “1” che su di esso si staglia, titola questo primo lavoro e allo stesso tempo preannuncia l’ingresso in una dimensione altra. Gli elementi scelti alludono alla precarietà dello spazio, che a sua volta è analogia di una crisi di coscienza profonda che ha invaso il presente. Il riferimento alla peste, intesa come stagione dello spirito, come male dell’anima che torna ciclicamente nella Storia per uccidere le coscienze di intere generazioni, diviene un mero ipertesto.

2_Estate

2_Estate, seconda tappa del progetto Sette Stagioni dello Spirito, a cura di Eugenio Viola, è un intervento site-specific realizzato presso l’ex Anagrafe Comunale di Napoli in Piazza Dante, 79. L’opera indaga il concetto di inerzia, una condizione dell’anima affrontata da Gian Maria Tosatti cortocircuitando riferimenti eterogenei: l’approccio “archeologico” di Agamben, le riflessioni disilluse dell’ultimo Pasolini di Petrolio, l’impianto ascensionale di matrice dantesca e quello introspettivo di Teresa de Jesus. Elementi diversi e tra loro distanti, diventano l’espediente sottile di Tosatti per portare avanti una riflessione amara che usa come analogia l’Italia repubblicana, la sua mancanza di progettualità e di identità, per indagare una “malattia dello spirito” comune ad ogni uomo che si lascia scivolare verso la bassezza, in quella che, in definitiva, è un’opera sull’inferno. Il luogo prescelto per questo secondo intervento del ciclo costituisce, come nel caso precedente, una ferita aperta nel corpo di Napoli. Tosatti si è concentrato su un edificio talmente visibile da essere diventato invisibile, che si staglia sulla centralissima Piazza Dante. Nato nel ‘600 come monastero, l’edificio ha ospitato la prima anagrafe italiana, istituita a Napoli nel 1809 e tutt’oggi, pur essendo chiuso e versando in condizioni di degrado, conserva all’interno gran parte dei documenti che hanno registrato l’identità dei napoletani per oltre 200 anni. Tosatti risemantizza uno spazio vuoto, silente, e con un’azione contro natura lo riporta indietro nel tempo quasi volesse apparentemente restituirlo alla sua funzione originaria. In realtà lo elegge a simbolo di una parabola che attraversa l’Italia repubblicana e il suo immobilismo per definire la natura stessa del male all’interno di ogni essere umano.

3_Lucifero

Con 3_Lucifero, terza tappa del progetto Sette Stagioni dello Spirito, l’artista sostituisce alla cruda metafora politica che informava 2_Estate, una di sapore completamente diverso, dal respiro schiettamente teologico, come immediatamente denunciato dal titolo di questo nuovo lavoro. Nell’intervento site-specific realizzato presso gli ex Magazzini Generali del Porto di Napoli (Largo Immacolatella Vecchia, presso il varco SNAV) Lucifero è indagato da Tosatti in chiave archetipica e intertestuale, intrecciando la religione alla psicologia, la linguistica alla Storia, le Sacre Scritture e la Comedìa dantesca. Stimoli diversi, convergono in un impianto evocativo, incentrato sul rapporto tra l’uomo e Dio, l’errore, la tentazione e il peccato. Il diavolo, dal greco diàbolos, è propriamente colui che divide, un figura presente, con nomi differenti, in tutte le religioni: è incarnazione del male e del disordine, della superbia smodata ma è anche un’entità che porta l’uomo ad esercitare il difficile dono del libero arbitrio. In questo senso, l’incontro col diavolo rappresenta il momento critico in cui l’essere umano può determinare il senso della propria esistenza, scegliendo la via impervia del bene o cedendo alle tentazioni che conducono all’abisso del male. Partendo da queste considerazioni, l’artista ha realizzato un’opera monumentale, una “doppia basilica”, inferiore e superiore, dedicata all’angelo ribelle, una figura reclusa da muri di parole. Quelle stesse parole che valsero la prima condanna della Storia, perpetuata quale argine tra i sommersi e i salvati. 3_Lucifero è un’opera che parla di condanna per introdurre in realtà il tema del riscatto, affonda nella nostalgia della luce, inequivocabile marchio di Dio, cui anche il re degli inferi, suo malgrado, non può smettere di servire il “gran disegno”.

4_Ritorno a casa

Nel quarto capitolo, 4_Ritorno a casa, concepito come i precedenti appositamente per la sede dove sarà presentato, Tosatti passa dall’Inferno al Purgatorio, e in particolare sulla sua spiaggia, luogo dell’attesa, della durata lineare del tempo, che rimanda al luogo forse più desolante della Commedia dantesca, in cui Dante e Virgilio giungono sbucando dalla “natural burella”, ovvero dal centro della Terra. 4_Ritorno a casa è un’installazione composta da una sequenza di momenti finiti, quasi una scomposizione della vita umana in quadri, tutti collegati fra loro, che riflette sulla salvezza e sulla forza necessaria a sostenerla, nel tempo interminabile e solitario di questa tensione morale. La sede della mostra, il complesso della Santissima Trinità delle Monache, è uno dei più vasti complessi abbaziali di Napoli, eretto nel quartiere di Montecalvario nel XVII secolo e che nei secoli ha assunto vari ruoli, da quelli religiosi a quelli pubblici e, prima dell’Unità d’Italia, sotto Giuseppe Bonaparte, di ospedale militare. Il complesso, attualmente un insieme eterogeneo, caratterizzato da edifici di valore architettonico e storico, viene per la prima volta riaperto al pubblico, nella sua parte principale, dopo trent’anni di chiusura, ossia dal terremoto del 1980, grazie all’intervento dell’artista e alla presentazione di quest’opera.

5_I fondamenti della luce

Il quinto capitolo, 5_I fondamenti della luce, è un’opera sullo splendore insopprimibile che alberga nel fondo dell’uomo e che è il motore primo della sua esistenza anche nei momenti più oscuri. Il lavoro è ispirato da una lettera d’amore scritta da una ragazza vissuta all’inizio del secolo scorso, Paolina T., che nel 1917, all’età di vent’anni, rea di non essere una nobildonna ma una semplice “povera” – così è definita nella cartella di ricovero – non ebbe il privilegio del convento e fu internata nel manicomio di Sant’Antonio Abate, a Teramo, con la diagnosi di “immoralità costituzionale”. Di qui il collegamento con la sede prescelta, l’ex reclusorio di Santa Maria della Fede, la cui struttura diviene metafora di un percorso ascensionale che si confronta con un altro purgatorio napoletano come quello narrato da Anna Maria Ortese ne Il mare non bagna Napoli, nel capitolo dedicato a La città involontaria. La sede della mostra, la chiesa di Santa Maria della Fede, sorge nel XVII secolo nei pressi del borgo Sant’Antonio Abate. Nel 1645 è ceduta agli Agostiniani riformati di Santa Maria del Colorito di Morano, che promuovono un rimaneggiamento del tempio e la costruzione di un monastero. Successivamente, il complesso è destinato, per volere di Maria Amalia di Sassonia, moglie di Carlo III di Borbone, ad ospitare un ritiro di sole donne. In seguito diviene un ospedale per le prostitute. Nel dicembre 2014, dopo molti anni di abbandono, l’edificio è stato occupato da un comitato di quartiere che riunisce in sé molte anime dell’attivismo napoletano, al fine di sollecitare la città a riconsegnare alla comunità uno spazio storico – che ha ospitato anche la tipografia di Benedetto Croce – togliendolo al degrado per riportarlo ad una funzione di carattere sociale e culturale. L’artista ha fortemente voluto portare il progetto in questo luogo come atto di sostegno ad un processo di democrazia diretta portato avanti dai cittadini napoletani per migliorare le condizioni di un quartiere ricco di bellezze, ma anche di grandi complessità.

6_Miracolo

Nel sesto e penultimo capitolo, Tosatti si confronta, per la prima volta, con un edificio non monumentale, né di prestigio storico. Il locale al pian terreno in via delle Zite 40, nel cuore del rione Forcella, è parte di un edificio del dopoguerra che ha ospitato una fabbrica di vetro e una di borse: un luogo simbolico, che fa riferimento al valore e al concetto nobile di “lavoro”. 6_Miracolo è un’opera sulla possibilità del paradiso, che si può manifestare ad ogni latitudine dello spirito, in accordo con la teoria di Santa Teresa, secondo cui nessun uomo è destinato ad una precisa stanza del “castello interiore”. Per cui la sesta stagione si manifesta nella possibilità del paradiso, che passa attraverso il coraggio di varcare una soglia, di modificare, con le proprie mani, la realtà. L’opera è iniziata senza alcuna comunicazione ufficiale il 17 ottobre 2015 e, a cinque giorni dalla chiusura, ne sarà illustrata genesi e processo. L’apertura in sordina di un portone crivellato di colpi d’arma da fuoco, come accesso ad un ipotetico paradiso, ha dato inizio ad una performance collettiva, nutrita da azioni semplici, investite di un significato simbolico che poi, per osmosi, torna da un metaforico paradiso alla quotidianità. Adulti, bambini, habitué e visitatori/performers accidentali hanno trovato il “loro” modo di abitare questa dimensione altra, separata dal vicolo attraverso un diaframma invisibile, un portale aperto che, tuttavia, non sembra portare altrove che al cuore stesso di un quartiere e della comunità che lo abita, diventando, a sua volta, metafora della comunità umana. La vera fonte di quest’opera sono le vite e le storie dei singoli uomini e donne che hanno attraversato lo spazio impressivo dell’opera, lasciando, indelebilmente, le loro tracce.

7_Terra dell’ultimo cielo

7_Terra dell’ultimo cielo – tappa conclusiva del progetto che sarà presentata, al pubblico e alla stampa, lunedì 30 maggio alle ore 11.00, presso l’Aula Siani della Scuola di Giornalismo dell’Università Suor Orsola Benincasa – conserva i riferimenti, costanti in tutto il ciclo, a Santa Teresa e a Dante. In questo ultimo capitolo l’artista è stato, inoltre, accompagnato da un metaforico Virgilio, in questo caso specifico da René Daumal, e dalla conoscenza “trasformatrice” di sé propugnata dal filosofo francese. Nel sistema cosmologico dantesco, questa tappa corrisponde alla vertigine del poeta che si arrende all’impossibilità di raccontare cosa ci sia oltre una certa altezza del cielo. In quest’opera, per molti aspetti la più visionaria della serie, Tosatti ne propone un’ipotesi: diviene qui manifesto che scopo dell’uomo è quello di elevarsi verso la piena consapevolezza dell’incredibile altezza dello spirito umano. Ecco, dunque, un terreno da percorrere ancora, la “terra dell’ultimo cielo” che non è un luogo per una beatitudine da godere. Tutt’altro. È un punto da cui partire, consapevolmente: chi lo raggiunge, comprende che è suo dovere ritornare nel mondo per testimoniarne la presenza di quel luogo, e per indicarne la strada. Sotto il profilo simbolico e formale, quest’ultimo lavoro sussume tutti i capitoli precedenti, in una vera e propria visione ricapitolativa. Nello specifico, di alcuni rappresenta la visione speculare, sebbene ribaltata di segno. È il caso di Lucifero, il terzo capitolo, di cui ritornano una serie di elementi: la sabbia, gli alberi, gli uccelli, impiegati per mostrare e condividere che, malgrado tutto, il fondo del paradiso, in cui si ambienta metaforicamente quest’ultimo intervento, è uguale al fondo dell’inferno perché tutto, in questo viaggio nei regni dello spirito, è nient’altro che un restare nel medesimo luogo, l’anima umana. In questo modo, si chiude l’equazione che Tosatti ha aperto nel 2013, all’inizio di questo cammino, fisico e metaforico, alla ricerca di una dimora, di una casa, che è poi la forma dell’anima tracciata in questo “romanzo di formazione” scritto tra le pieghe della città di Napoli.

Il racconto delle Sette Stagioni dello Spirito sarà restituito nei prossimi mesi, sempre a Napoli, in una versione unitaria.

Il museo è aperto fino alle 19.30

Lunedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì, Sabato 10.00 ⋅ 19.30 — Domenica 10.00 ⋅ 20.00
La biglietteria chiude un'ora prima / Martedì chiuso / Lunedì ingresso gratuito