»Pompei@Madre»

19.11.17 — 24.09.18

Olla per la bollitura degli alimenti con lapilli dell’eruzione del Vesuvio, I sec. d.C. Pompei, Casa di Lollius Synhodus (I 11,5). Courtesy Parco Archeologico di Pompei. Foto © Amedeo Benestante.
Pompei@Madre. Materia Archeologica & Pompei@Madre. Materia Archeologica: Le Collezioni

Il progetto espositivo Pompei@Madre. Materia Archeologica – a cura di Massimo Osanna, Direttore generale del Parco Archeologico di Pompei, e Andrea Viliani, Direttore generale del MADRE-Museo d’arte contemporanea Donnaregina di Napoli, con il coordinamento curatoriale per la sezione moderna di Luigi Gallo – si basa su un rigoroso programma di ricerca risultante dall’inedita collaborazione istituzionale fra il Parco Archeologico di Pompei, uno dei più importanti siti archeologici al mondo, e il MADRE, museo regionale campano d’arte contemporanea.

A partire dal confronto fra le rispettive metodologie di ricerca, ambiti disciplinari, collezioni, Pompei@Madre. Materia Archeologica consiste nello studio delle possibili, molteplici relazioni fra patrimonio archeologico e ricerca artistica e propone un dialogo fra straordinari ma poco conosciuti e raramente esposti materiali archeologici di provenienza pompeiana e opere d’arte moderna e contemporanea.

La mostra, presentata su gran parte degli spazi espositivi del museo MADRE, è articolata in due capitoli:

  • Pompei@Madre. Materia Archeologica (terzo piano): 19 novembre 2017-30 aprile 2018
  • Pompei@Madre. Materia Archeologica: Le Collezioni (ingresso e primo piano): 19 novembre 2017-24 settembre 2018

Più di 90 gli artisti e intellettuali moderni e contemporanei coinvolti:

  • Pompei@Madre. Materia Archeologica (terzo piano): Maria Thereza Alves, Darren Bader, Nairy Baghramian, Philip Barker, Bill Beckley, Ranuccio Bianchi Bandinelli, Antonio Biasucci, Carlo Bonucci, François Pierre Hippolyte Ernest Breton, Edward Bulwer-Lytton, Victor Burgin, Andrea Carandini, François-René de Chateaubriand, Jules-Leon Chifflot, Annamaria Ciarallo, Roberto Cuoghi, Johan Christian Dahl, Cesare De Seta, Mark Dion, Thea Djordjadze, Trisha Donnelly, Jimmie Durham, Salvatore Emblema, Haris Epaminonda, Petra Feriancová, Giuseppe Fiorelli, Friedrich Furchheim, Claude-Ferdinand Gaillard, William Gell, Luigi Ghirri, Johanh Wolfgang Goethe, Nan Goldin, Jules Gourdault, Pierre Gusman, Wade Guyton, Sir William Hamilton, Edward C. Harris, Jakob Wilhelm Hüber, Iman Issa, Wilhelmina Feemster Jashemski, Wilhelm Jenses-Sigmund Freud, Mimmo Jodice, Le Corbusier, Renato Leotta, Jean Marie Le Riche, Maria Loboda, Nino Longobardi, Malcom Lowry, Goshka Macuga, Amedeo Maiuri, Giuseppe Marsigli, August Mau, Charles-François Mazois, Rita McBride, Allan McCollum, Fausto Melotti, Mike Nelson, Fausto e Felice Niccolini, Roman Ondák, Operazione Vesuvio, Johann Friedrich Overbeck, Christodoulos Panayiotou, Marcel Péchin, Pink Floyd (& Adrian Maben), Francesco Piranesi, Seth Price, Laure Prouvost, Robert Rauschenberg, Jean-Claude Richard de Saint-Non, Salvatore Settis, Susan Sontag, Ettore Sottsass, Vittorio Spinazzola, Madame de Staël, Stendhal, Ernesto Tatafiore, Joseph François Désiré Thierry, Pádraig Timoney, Gioacchino Toma, Mario Torelli, Pierre Henri de Valenciennes, Adrián Villar Rojas, Pierre-Jacques Volaire, Andy Warhol, Sir Mortimer Wheller, Johann Joachim Winckelmann, Betty Woodman.
  • Pompei@Madre. Materia Archeologica: Le Collezioni (ingresso e primo piano): Domenico Bianchi, Daniel Buren, Francesco Clemente, Luciano Fabro, Rebecca Horn, Anish Kapoor, Jeff Koons, Jannis Kounellis, Sol LeWitt, Richard Long, Mimmo Paladino, Giulio Paolini, Richard Serra.

E tutte e tutti gli artisti, gli intellettuali e gli artefici che furono autrici e autori delle opere, dei manufatti e delle testimonianze, organiche e inorganiche, della città di Pompei.

Nella sua struttura inter-istituzionale Pompei@Madre. Materia Archeologica fa emergere e mette in scena le potenziali connessioni fra le varie istituzioni culturali che operano in un territorio quale quello campano, e più in generale mediterraneo: essi stessi palinsesti di cui la mostra invita a esplorare criticamente la biodiversità tanto naturale quanto culturale. Il progetto si propone quindi come il possibile catalizzatore di un ipotetico sistema culturale, disciplinare e istituzionale integrato che delinea percorsi in cui    – fra epoche, materie, contenuti, metodi, discipline e istituzioni differenti – sia possibile visitare e approfondire gli oltre trenta secoli di contemporaneità della Campania Felix e della cultura mediterranea. Il progetto, che deriva dalla collaborazione fra un sito nazionale (facente capo al MiBACT) e un museo regionale (fondato e finanziato dalla Regione Campania), è in questo senso il risultato di una vera e propria “sinergia repubblicana” che afferma che tutto l’insieme di opere, manufatti, idee ed esperienze che compongono un patrimonio culturale è di per sé sempre contemporaneo, e quindi il patrimonio del passato è esperibile non solo come eredità ma come metodo a cui riferirsi per comprendere il presente e delineare il futuro, come sembra rivendicare appunto la “materia archeologica” scavata a Pompei negli ultimi due secoli e mezzo.

Il percorso della mostra è concepito e strutturato quindi come una passeggiata circolare fra opere, manufatti, documenti e strumenti connessi alla storia delle varie campagne di scavo a Pompei – materiali che documentano la vita quotidiana della città antica e il ruolo che in essa rivestivano le arti e le scienze – messi a confronto con opere e documenti moderni e contemporanei provenienti dalle collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, del Museo e Real Bosco di Capodimonte, del Polo Museale della Campania e di importanti istituzioni nazionali e internazionali quali la Biblioteca Nazionale e l’Institut Français di Napoli, la Casa di Goethe e la Biblioteca dell’Istituto Archeologico Germanico di Roma, la Fondation Le Corbusier e l’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi, oltre che da importanti collezioni private italiane e internazionali. Ognuna di queste opere e documenti ha continuato a rivendicare, a partire dalla riscoperta del sito pompeiano nel XVII secolo, il valore e l’ispirazione contemporanei della “materia archeologica” pompeiana, fungendo da catalizzatore fra spazi, tempi e culture differenti, mettendoli a confronto e coniugando fra loro arti visive, letteratura, musica, teatro, cinema ma anche storiografia, cartografia, paletnologia, antropologia, biologia, botanica, zoologia, chimica, fisica, genetica, nonché l’esteso campo delle nuove tecnologie.

Con la definizione “materia archeologica” è possibile intendere innanzitutto, nel metodo di ricerca proposto da questa mostra, la disciplina in sé dell’archeologia (dal greco ἀρχαιολογία: ἀρχαῖος, “antico”, e λόγος, “studio”), ovvero la ricerca sulle civiltà antiche attraverso lo scavo, la conservazione, la catalogazione, la documentazione e l’analisi di reperti quali architetture, opere d’arte, manufatti d’uso comune, resti organici. Ma la natura frammentaria degli oggetti di studio archeologici e il fatto stesso che l’archeologia debba, per recuperare il passato, agire nel presente, secondo un processo aperto anche all’intuizione e all’interpretazione, suggerisce un’affascinante prossimità fra archeologia e contemporaneità. In questo senso Pompei rappresenta un laboratorio straordinario, una e vera e propria macchina del tempo che, restituendoci la storia di innumerevoli materie immerse nel flusso del tempo storico e naturale, sfuma la differenza fra passato e presente, fra natura e cultura, fra vita e morte, fra distruzione e ricostruzione. A partire dall’eruzione del 79 d.C., che ne decretò un oblio millenario, la riscoperta di questo sito nel 1748 ha trasformato Pompei in un palinsesto della modernità culturale disponibile a sempre ulteriori attraversamenti e narrazioni. Ed è la storia di questa materia al contempo fragile e combattiva che ha permesso a Pompei di continuare ad essere contemporanea, di continuare a proporre la propria “materia archeologica” come una materia ancora oggi contemporanea.

Definendo ipotetici paralleli che attraversano la storia antica, moderna e contemporanea, la mostra racconta quindi la storia di questa “materia” che rivela la reciproca implicazione fra materiali originari e opere d’arte e fra iconografie, tematiche e concetti che tornano ad affiorare nella storia della cultura e dell’arte da oltre due secoli e mezzo.

Il progetto è realizzato in collaborazione tra il MADRE di Napoli e il Parco Archeologico di Pompei.

Per il MADRE le mostre Pompei@Madre. Materia Archeologica (nell’ambito del progetto Prosecuzione e consolidamento del museo MADRE) e Pompei@Madre. Materia Archeologica: Le Collezioni (nell’ambito del progetto Itinerari del Contemporaneo-Confronti) sono realizzate integralmente con fondi POC (PROGRAMMA OPERATIVO COMPLEMENTARE) 2014-2020 Regione Campania e attuate dalla SCABEC SpA, Società Campana Beni Culturali, che ne cura tutti gli aspetti organizzativi.

Il catalogo della mostra è edito da Electa, che supporta come sponsor tecnico l’intero progetto editoriale. La pubblicazione scientifica contiene testi di Luigi Gallo, Massimo Osanna, Andrea Viliani insieme a un visual essay composto dalle immagini e dai dati di tutte le opere, i manufatti e i documenti in mostra.

Il museo è aperto fino alle 19.30

Lunedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì, Sabato 10.00 ⋅ 19.30 — Domenica 10.00 ⋅ 20.00
La biglietteria chiude un'ora prima / Martedì chiuso / Lunedì ingresso gratuito