People

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28.06 — 28.08.2006

Volti e corpi destinati a specchiare gioie e dolori, desideri e tabù, seduzioni e sedizioni, ci mettono a confronto con la provocatoria e in definitiva impenetrabile essenza dell’altro da noi.

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La mostra, centrata su un nucleo di opere recenti della collezione di Ernesto Esposito, aspira a ricostruire in chiave contemporanea una galleria, una quadreria di ritratti come nelle dimore del passato, con personaggi e situazioni che celebrano e rappresentano le contraddizioni, le inquietudini e i rapporti interpersonali nel nostro tempo. Dipinti e fotografie di circa cinquanta autori di generazioni e aree culturali e geografiche diverse raccontano la quotidianità e la sua parodia, l’erotismo, il sesso, gli orrori della guerra, i contrasti sociali, la contrapposizione politica, il mito dell’artista e il culto della personalità o la morte. Una raffica di immagini si alternano nella vanità della posa fotografica o nell’iperbole della pittura, riscrivendo in versi visivi la “commedia umana” in tutte le sue peculiarità e consonanze e, come nell’opera di Balzac, con un approccio quasi scientifico nell’osservare i minimi particolari della vita contemporanea, sembrano tracciare una diagnosi della condizione umana, vivisezionandone le motivazioni e le aspirazioni di ora e di oggi.

Volti e corpi destinati a specchiare gioie e dolori, desideri e tabù, seduzioni e sedizioni, ci mettono a confronto con la provocatoria e in definitiva impenetrabile essenza dell’altro da noi: frammenti di una realtà mai totalmente conoscibile e in continuo divenire, filtrati dalla presunta ma impossibile oggettività del mezzo fotografico. Volti e corpi che subiscono una metamorfosi mnemonica, fino a diventare ciascuno per sé noema, gesto, sintomo, sigillo e infine scrittura, propulsione e misura di una invincibile e malinconica individualità. Volti e corpi che come palcoscenici del teatro dell’esistenza, mimano, recitano, mascherano,ingannano e rigenerano la grandezza e la banalità della vita. Volti e corpi che spesso contemplano e incarnano, attraverso tracce, trasformazioni, violazioni e estensioni del loro aspetto originario, l’essenza di un’individualità sofferta e il prodigio estatico del progresso scientifico e tecnologico.

Un glossario di parrucche, cosmetici, tinture per i capelli, tatuaggi, piercing, protesi, chirurgie plastiche, innesti, ridefiniscono e ripercorrono le paure, i desideri e la risolutezza dell’animo umano, dissolvendo ogni origine in un caleidoscopio di ruoli, opportunità e sogni da esporre e verificare in potenza.
La molteplicità dei messaggi e l’accelerazione dell’anonimato della folla nel contesto urbano sono congelati nell’immobilità e nell’istantaneità della contingenza, offrendo e confrontando “la persona” con una narrativa e una predicazione soggettiva e universale al contempo, in una posa che diventa eloquente nell’esperienza di ognuno di noi e inconoscibile nella circostanza.

I ritratti ripercorrono in chiave contemporanea il mito iconografico delle età dell’uomo (e della donna), presente fin dall’antichità presso tutte le culture e enfatizzato nel rinascimento, l’intemperanza della giovinezza, l’equilibrio e l’esperienza per affrontare le difficoltà della vita della maturità, la saggezza e la paura della morte della vecchiaia. La quadreria è incorniciata sullo sfondo di una straordinaria installazione di a.v.a.f. (assume vivid astro focus), pseudonimo di un artista brasiliano residente a new york, che, mantenendo l’anonimato, elabora progetti artistici e ambienti che attraverso l’uso di carte da parati, decalcomanie, sculture aggettanti dalle pareti, autoadesivi, t-shirt e video musicali assimilano e rielaborano contaminazioni estetiche dalle origini più disparate, in bilico tra la produzione culturale ufficiale della cinematografia e della pubblicità e la spontaneità e potenzialità sovversiva delle culture giovanili e dei graffiti urbani.

Il contrasto tra l’universo immaginario e caotico di a.v.a.f. e la narrazione virtuale dei ritratti riordina la grande sala del Madre in un microcosmo di stimoli visivi e psicologici tendenti a evocare una mimesi del costante e incalzante flusso di informazioni e sollecitazioni che quotidianamente riceviamo dai mezzi di comunicazione e dalla mercificazione di ogni aspetto della realtà.