»William Kentridge»

William Kentridge, Porter Series: Expedition de Jeune Cyrus et retraite des dix mille (with Wrought Iron) / La serie dei portatori : la spedizione di Jeune Cyrus e la ritirata dei mille (con ferro battuto), 2006-2007. Collezione privata. Courtesy Galleria Lia Rumma, Milano-Napoli. In comodato a Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Foto © Amedeo Benestante.

William Kentridge (Johannesburg, 1955) è tra gli artisti che, negli ultimi decenni a livello internazionale, ha sviluppato con più coerenza una pratica artistica che unisca la riflessione politica alla dimensione poetica ed estetica, producendo film, installazioni, disegni, sculture, arazzi, spettacoli e scenografie teatrali in cui la memoria storica si fonde a una moltitudine di riferimenti alla musica, alla letteratura e al teatro.
Cresciuto a Johannesburg, Kentridge studia prima arte, per poi diplomarsi alla scuola di mimo di Jacques Lecoq dopo essersi trasferito a Parigi, dove inizia a lavorare anche nel campo della recitazione e della regia teatrali. Questa fusione di arti sceniche e di arte visiva diventerà, sin dagli anni Settanta, una caratteristica fondante e distintiva della sua ricerca. Nonostante la fascinazione per materiali e linguaggi diversi, il disegno costituisce il punto di partenza fondamentale per la realizzazione dei lavori di Kentridge, come testimoniamo i numerosi video d’animazione come quelli della serie inaugurata nel 1989 dal video Johannesburg, 2nd Greatest City After Paris, in cui l’artista introduce Soho Eckstein e Felix Teitlebaum, due personaggi che saranno poi ricorrenti nella sua produzione. In questa serie di film d’animazione l’artista racconta il Sudafrica prima e dopo l’apartheid, mettendone in scena sofferenze e contraddizioni attraverso i caratteri simbolici di Eckstein e Teitlebaum: se il primo incarna la dominazione della società bianca e del capitalismo senza scrupoli, il secondo rappresenta il senso di colpa di chi, come l’artista stesso, è stato testimone critico ma impotente degli eventi.
Nonostante la storia del Sudafrica sia il soggetto centrale di molti dei lavori prodotti da Kentridge nel corso degli anni Novanta, la sua analisi critica e poetica delle dinamiche di potere trascende la specificità degli avvenimenti del suo paese per diventare un più ampio racconto sulla dimensione universale del sopruso e dell’emancipazione. Non a caso lo stile dei disegni di Kentridge ricorda il disegno satirico di Georg Grosz o i disegni di critica sociale di William Hogarth, Francisco Goya e Honoré Daumier. In modo analogo alle opere di animazione – in cui al disegno si uniscono il collage e la tecnica delle ombre cinesi – anche l’arazzo appare come un palinsesto di tecniche diverse, al centro del quale campeggia la silhouette scura circondata da un paesaggio compendiario.

Gli arazzi esposti per la prima volta al Museo Nazionale di Capodimonte a Napoli nel 2009, in occasione della mostra Strade della città, si legano tematicamente a due serie presedenti, Nose Tapestries e Porter Series, da cui proviene la versione in collezione, per le quali l’artista si era ispirato al racconto di Nikolaj Gogol’ Il Naso e al romanzo Don Chisciotte di Miguel de Cervantes. Negli arazzi di Kentridge le figure hanno spesso le fattezze di naso e sono ritratti in viaggio, come simboli della ricerca di una “terra santa” che non è certo se mai troveranno, mentre lo sfondo del loro viaggio immaginario è costituito da carte geografiche dell’Egitto, della Palestina o di Napoli. Queste serie di arazzi si collegano tematicamente a Il cavaliere di Toledo, la statua realizzata dall’artista nel 2012 per la stazione della metropolitana Toledo, in cui un tragicomico cavaliere-naso rivoluziona la tradizione delle statue equestri. Anche i mosaici che Kentridge ha disegnato per la stessa stazione della metropolitana riprendono una struttura simile a quella degli arazzi, in cui tecniche diverse come il collage, la silhouette e il disegno sono composte insieme, mentre carte geografiche della città fanno da sfondo ad una narrazione tanto locale quanto universale, tanto intima quanto collettiva.

AR

Il museo è aperto fino alle 19.30

Lunedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì, Sabato 10.00 ⋅ 19.30 — Domenica 10.00 ⋅ 20.00
La biglietteria chiude un'ora prima / Martedì chiuso / Lunedì ingresso gratuito