»Mimmo Jodice»

Mimmo Jodice, Anamnesi 8, 2014. Courtesy l’artista. In comodato a Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Foto © Amedeo Benestante.

In anni in cui il la fotografia era prevalentemente strumento per indagini documentaristiche, Mimmo Jodice (Napoli, 1934) sperimenta le potenzialità stesse del mezzo fotografico, conducendo la sua ricerca all’interno di un ambito di ascendenza concettuale. Il nudo, il ritratto e l’oggetto banale diventano il pretesto per interrogare la tecnica e il linguaggio fotografico, mettendo in secondo piano ogni dato emozionale e interpretativo. In tal modo, Jodice sperimenta e decostruisce, combina elementi astratto-cubisti con quelli figurativi, interviene sulla carta attraverso il collage e lo strappo e, ancor prima, nella camera oscura, imponendo movimento e potenzialità a soggetti statici.
Dal 1968 l’artista collabora e espone prima con Lucio Amelio, poi con Lia Rumma e lo Studio Trisorio, prendendo parte a quel clima culturale di cui testimonierà l’intrinseca vivacità sperimentale nel volume Mimmo Jodice. Avanguardie a Napoli dalla contestazione al riflusso, pubblicato nel 1996. Negli anni Settanta l’obiettivo e lo sguardo si ampliano alla realtà sociale: la Napoli del colera, dell’emarginazione e della miseria è ritratta senza alcun cronachismo e privata di ogni intenzionale tentazione di reportage (Il ventre del colera, 1971; Vedute di Napoli, 1980).
A partire dagli anni Ottanta Jodice opera una sottrazione ulteriore delle figure dallo spazio. Il paesaggio si sostituisce all’uomo, diventando quasi metafisica espressione di una memoria atemporale e universale. In questa operazione di scavo, il passato diviene la nuova occasione per ricercare tracce del presente e per meglio contenere l’imbarazzo verso una modernità avvertita come inquietante e depersonalizzante. Così, Jodice afferma, riferendosi al ciclo in collezione Anamnesi, iniziato nel 1982, in cui, nel ritrarre frammenti di statuaria e di mosaici antichi, li allinea lungo la comune linea-orizzonte dello sguardo, ponendoli al di là del tempo e dello spazio: “sotto la superficie di tranquilla espressività, questi volti, questi occhi, spalancati hanno visto vicende lontane, contengono ed evocano la mia inquietudine”.
Il viaggio nella memoria inizia dapprima con i reperti delle civiltà antiche, poi approda al Mediterraneo, dove il tempo e la storia sono assenti per la predominanza indiscussa del mito (Mediterraneo). Negli anni Novanta nelle fotografie di Jodice compaiono, invece, nuovi frammenti della realtà quotidiana, sospesi anch’essi in una dimensione irreale: nature morte dei tempi moderni, inquietanti e irreali (Eden, 1998). A Jodice, che nel 1998 e nel 2008 espone al Museo Nazionale di Capodimonte, il Museo del Louvre dedica nel 2011 una grande mostra personale, ulteriore esplorazione dell’atto del guardare il mondo, attraverso una magistrale sospensione fotografica, al di là dei limiti di individualità, tempo, spazio.

OSdV

Il museo è chiuso, aprirà alle 10.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì, Sabato 10.00 ⋅ 19.30 — Domenica 10.00 ⋅ 20.00
La biglietteria chiude un'ora prima / Martedì chiuso / Lunedì ingresso gratuito