Markus Schinwald

Markus Schinwald, Bepo, 2005. Collezione Maurizio Morra Greco, Napoli. In comodato a Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Foto © Amedeo Benestante. In esposizione fino a dicembre 2016. | Markus Schinwald, Bepo, 2005. Maurizio Morra Greco collection, Naples. On loan to Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Naples. Photo © Amedeo Benestante. On view until December 2016.

Il lavoro dell’artista austriaco Markus Schinwald (Salisburgo, 1973) è incentrato su un intenso dialogo tra la storia dell’arte visiva e i campi del teatro, del cinema, della danza, dell’architettura e del costume. Attraverso pittura, scultura, installazione, video e performance, Schinwald crea un universo visivo popolato di figure ambigue nel quale, come nella tradizione del Surrealismo, l’umano si fonde con il meccanico e la maschera si sovrappone al volto. La dimensione della teatralità è centrale nella pratica artistica di Schinwald che proprio nel campo della messa in scena teatrale ha spesso preso parte a numerose collaborazioni, tra le quali è opportuno ricordare quella con il coreografo Oleg Soulimenko, in cui la coreografia era costruita sull’interazione tra i movimenti del ballerino e un mobile azionato da un motore elettrico.
L’indagine sulla figura umana come teatro delle tensioni dell’inconscio e spazio all’interno del quale l’identità individuale può performare una serie di ruoli multipli è uno dei temi centrali all’interno della produzione dell’artista, e chiarisce le sue radici culturali mitteleuropee che affondano nella ricerca di Sigmund Freud, nella pittura di Gustav Klimt e di Egon Schiele e nelle azioni degli artisti dell’Azionismo Viennese. Schinwald è particolarmente noto per una serie di opere pittoriche in cui egli modifica ritratti della prima metà dell’Ottocento, del periodo Biedermeier, dipingendo su volti o su corpi strumenti medici o protesi dall’aspetto oscuro e dalla funzione ignota. Questi elementi – che l’artista inserisce in quadri già esistenti grazie alla consulenza di un restauratore – sono realizzati in modo da fondersi e mimetizzarsi nell’opera originale creando un effetto ambiguo e straniante.
Il tema della costrizione del corpo, della sua modificazione e del dolore torna in una serie di sculture realizzate con le gambe di tavoli o console, composte in modo da assumere un aspetto antropomorfo, come arti umani forzati in posizioni contorte e languide.
Non soltanto Schinwald riattiva una strategia visiva cara al Surrealismo – ovvero la sessualizzazione degli oggetti comuni – ma, soprattutto, insiste su una dimensione esistenziale e psicologica che scavalca i secoli e i periodi storici, alla ricerca di un’intensità del sentire sospesa nel tempo.
L’ambigua distinzione tra l’umano e il meccanico, e tra l’organico e l’artificiale, è al centro di Bepo, l’opera del 2005 in collezione. Una marionetta dalle fattezze maschili è posta su un’altalena attivata meccanicamente, secondo una ripetizione infinita del movimento. L’alterazione del rapporto di scala rispetto al corpo umano amplifica l’effetto di straniamento di questa figura, che abita uno spazio indefinito tra realismo e distorsione: la forma antropomorfa, infatti, è resa ulteriormente ambigua da piccoli ma evidenti dettagli, come la rigidità delle membra e i tic nervosi azionati dal motore elettrico, che ne fanno un’inquietante presenza da teatro dell’assurdo.

AR