»Gruppo XX e Mathelda Balatresi, Rosa Panaro»

Nell’aprile del 1977, in una mostra alla Galleria Lucio Amelio, il Gruppo XX (il cui nome fa riferimento ai cromosomi femminili), pone con urgenza la condizione discriminatoria della donna nella società contemporanea, attraverso interventi performativi e dibattiti volti a sottolineare le colpevoli manovre emarginanti del modello culturale maschilista occidentale.

Il collettivo, composto da Rosa Panaro (scultrice), Mathelda Balatresi (pittrice), Antonietta Casiello (docente di filosofia) e Mimma Sardella (funzionaria del Ministero dei Beni Culturali), coniuga un’anima artistica e una più teorica che, assieme, intendono denunciare la “questione” femminile in chiave lucidamente provocatoria ma anche prepotentemente ironica: il collettivo femminista, accolto in tempi precoci dalla sensibilità versatile di Amelio, denuncia già nel titolo sarcastico e canzonatorio del manifesto della mostra (La donna ha la testa troppo piccola per l’intelletto ma sufficiente per l’amore…) la falsità dei reiterati luoghi comuni che inficiano il rapporto uomo-donna e, quindi, la pericolosità di un modello culturale, professionale e affettivo costruito su tali tendenziosi presupposti.

Le due artiste e le due intellettuali formano il Gruppo XX spinte anche dal desiderio di fare fronte comune contro le umiliazioni a cui erano state sottoposte durante il viaggio compiuto a Venezia per visitare la Biennale, intendendo ribaltare, mediante la leva di un’espressione culturale alternativa, la subalternità a cui il maschilismo dominante relega la donna. Così raccontano: “Il nostro gruppo nasce da una situazione oggettiva, e cioè dall’esserci ritrovate insieme per compiere un viaggio reale, e da una situazione più a monte e maggiormente significativa, che è quella di essere “donne” consapevoli del proprio ruolo familiare e sociale, e coscienti di vivere una crisi che investe tutta la società mettendo in discussione i termini, finora stabili ed incontrovertibili, in cui ciascuna di noi, o meglio ciascuna donna, vive i propri rapporti con gli altri e con le istituzioni. Il viaggio compiuto a Venezia per la visita alla Biennale ha significato per noi in effetti entrare maggiormente nel nostro specifico; e cioè ha significato, nel nostro ruolo strettamente professionale far scaturire dalle osservazioni che riguardano sempre il problema della donna, ma questa volta del come la donna vive la sua professione e del come affronta il suo lavoro, del come cioè viene accolta dall’organizzazione maschile della produzione “materiale” (il che significa “culturale”)”.

La mostra, in cui prevalgono l’esperienza del viaggio (Venezia è tutta allagata), il dibattito e la performance (L’emarginazione), è cadenzata dal raffinato segno grafico dei pastelli di Ciò che attrae l’uomo, Suffragetta 1911, Vita di una donna dalla nascita alla morte di Mathelda Balatresi (Carcare, 1937) e dall’inventiva oggettuale affidata a Le palle quadrate di Rosa Panaro (Casal di Principe, 1935), opere entrate a far parte della collezione del museo.

OSdV

Il museo è chiuso, aprirà alle 10.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì, Sabato 10.00 ⋅ 19.30 — Domenica 10.00 ⋅ 20.00
La biglietteria chiude un'ora prima / Martedì chiuso / Lunedì ingresso gratuito