»Francesco Lo Savio»

Francesco Lo Savio, Metallo Nero Opaco, 1960. Collezione privata, Napoli. In comodato a Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Foto © Amedeo Benestante.

La ricerca di nuove modalità espressive e l’aspirazione ad una forma ideale caratterizzano tutta la breve ma intensa carriera artistica di Francesco Lo Savio (Roma, 1935 – Marsiglia, 1963). A partire dagli studi sull’architettura contemporanea intrapresi a Roma negli anni Cinquanta, l’artista lavora sulla luce e lo sviluppo di una concezione spaziale pura, che si ispira all’architettura modernista da un punto di vista formale e concettuale (Bauhaus, Le Corbusier, De Stijl), ma che da questi riferimenti trae anche un interesse per gli aspetti sociali e ideologici, parimenti importanti nella sua ricerca estetica, nel campo della pittura come in quello del design. “L’idea d’impegnare uno spazio tridimensionale per realizzare un’esperienza biunivoca, interna come problema dell’espressione formale, esterna come problema del rapporto sociale, condiziona lo sviluppo del mio lavoro sotto un aspetto di discontinuità visiva, sia nella scelta dei mezzi che nel risultato di forma”, afferma l’artista.
La pratica artistica di Lo Savio si sviluppa come tensione tra la bidimensionalità della superficie pittorica e la tridimensionalità dell’oggetto, nel tentativo di far “coincidere, antillusionisticamente, lo spazio virtuale con lo spazio reale […] rendendo concreta ed oggettuale la pittura”, racconta ancora l’artista. A cominciare dalla serie dei Filtri (1959), costituiti dalla sovrapposizione di superfici opache e semitrasparenti, la luce assume un ruolo fondamentale come strumento per costruire la forma stessa e per suggerire nuove, possibili visioni dell’opera.
Tale discorso è ulteriormente sviluppato con i Metalli (1960-61), serie alla quale appartiene l’opera Metallo Nero Opaco in collezione: qui la freddezza e l’opacità del metallo diventano espressione dell’esigenza di un ordine formale e costruttivo, di un’armonia tra interno ed esterno. La forma trova un suo sviluppo nello spazio facendosi struttura pulsante, dinamica, energetica pur nella sua purezza ed essenzialità. Concretezza della materia e immaterialità della luce, stabilità e mutevolezza, opera (artista) e spazio (società) dialogano in pieno equilibrio tra loro. In tale armonia risiede la forza espressiva di Lo Savio che nel suo lavoro identifica il “possibile atteggiamento sociale dell’opera, che rimane prodotto d’arte, ma concretizza quel contatto necessario fra artista e società”.

AT

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