»Christian Leperino»

Christian Leperino, The Other Myself, 2014. Collezione Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Foto © Amedeo Benestante.

Cresciuto nella periferia est di Napoli, contrassegnata da non-luoghi grigi e desolati, Christian Leperino (Napoli, 1979) si forma all’Accademia di Belle Arti di Napoli, dove inizia a sperimentare linguaggi differenti: la pittura e la scultura, ma anche la fotografia e il video, che gli permettono di approcciare in maniera diretta tensioni e disagi che attraversano la sua generazione.

Sin dalle prime opere Leperino affida al corpo un ruolo centrale nella sua ricerca artistica, trasformandolo in superficie su cui iscrivere emozioni e sofferenze, supporto su cui incidere i segni del proprio vissuto e delle proprie esperienze.I primi cicli pittorici raccontano l’alterazione e deformazione dei volti di chi prende parte ai rave party illegali (Rawe Off, 2001), dipinti nei quali la lezione dell’espressionismo incontra soggetti e linguaggi contemporanei. Nelle opere successive il racconto di un disagio esistenziale è riportato alla relazione umano-urbano: paesaggi fuligginosi, dove le polveri industriali rendono l’aria irrespirabile, annunciano uno scenario apocalittico nel quale la presenza umana quasi si annulla (Cityscapes, 2007).

Il corpo e l’attenzione ai temi di attualità sono al centro anche dell’opera The Other Myself, vincitrice dell’edizione 2014 del contest ShowYourself@Madre. Ventuno volti allineati su tre livelli, sculture in gesso bianco ottenute grazie al procedimento del calco, costituiscono la traccia di storie drammatiche ma spesso invisibili, che qui riaffermano la propria presenza. Le donne e gli uomini ritratti sono infatti migranti e rifugiati politici incontrati a Napoli, coinvolti dall’artista in un laboratorio di scultura durante il quale sono stati realizzati i calchi dei loro volti. La materia assorbe e restituisce le loro storie, che rivivono attraverso i lineamenti e le espressioni dei diretti protagonisti. Il dialogo tra presenza e assenza, identità e alterità, il corpo e la sua immagine, fa da sfondo a una riflessione sull’identità, sulla possibilità di riconoscersi e incontrarsi nell’altro da sé.

Racconta Leperino: “Il titolo è arrivato pensando alle parole di Abraham, mio amico ivoriano, davanti alla sua testa in gesso: ‘è bella, è un altro me’. L’altro me stesso”. Con The Other Myself Leperino conferma la sua attitudine a utilizzare materiali e procedure differenti per dar vita ad una narrazione che incrocia scenari sociali, facendosi discorso poetico.

AT

Il museo è chiuso, aprirà alle 10.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì, Sabato 10.00 ⋅ 19.30 — Domenica 10.00 ⋅ 20.00
La biglietteria chiude un'ora prima / Martedì chiuso / Lunedì ingresso gratuito