»Bruno Di Bello»

Bruno Di Bello, Procedimento, 1974. Collezione privata. Courtesy Fondazione Marconi, Milano. In comodato a Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Foto © Amedeo Benestante.

Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Napoli, Bruno Di Bello (Torre del Greco, 1938) partecipa negli anni Cinquanta alla grande stagione di rinnovamento che vede Napoli partecipare alle tendenze artistiche internazionali. Tra i protagonisti del Gruppo 58, sostenitore di una “pittura nucleare” in accordo con l’avanguardia milanese, e tra i redattori della rivista “Documento Sud”, l’artista si dedica in questo decennio ad un linguaggio di matrice informale, in linea con le coeve sperimentazioni di Guido Biasi, Luca (Luigi) Castellano, Lucio Del Pezzo, Sergio Fergola e Mario Persico. Già in questa fase Di Bello mostra una spiccata attenzione per il segno e le sue possibilità combinatorie e ritmiche, che lo porteranno presto a sperimentare nuove soluzioni espressive, sia in ambito pittorico che fotografico.
Dai primi anni Sessanta cominciano le scomposizioni di parole, ridotte a singole lettere, sovrapposte una sull’altra tramite stampini. Svuotati di ogni funzionalità comunicativa, gli elementi costitutivi del linguaggio si trasformano in puri segni visivi mentre la soggettività espressiva veicolata dal gesto, propria dell’Informale, lascia il posto all’oggettività del pensiero analitico, fondamento di tutti i procedimenti sperimentati dall’artista.
Nel 1966 presenta presso la Modern Art Agency i suoi “segni di luce”, immagini ottenute grazie all’impressione di segni su tela fotosensibile; l’anno seguente Di Bello si trasferisce a Milano, dove aderisce al gruppo della Mec-Art (Mechanical Art), sostenuto dal critico francese Pierre Restany, insieme a Gianni Bertini, Elio Mariani, Mimmo Rotella e Aldo Tagliaferro. Da sempre affascinato dai procedimenti meccanici di riproduzione dell’immagine, Di Bello si dedica a partire dall’inizio degli anni duemila a un nuovo medium, il computer, grazie al quale riprende l’indagine sul segno ora tradotta nella forma dei frattali, punto di incontro tra rigore scientifico ed espressione artistica.

L’opera Procedimento appartiene a un nucleo di lavori realizzati negli anni Settanta, momento in cui Di Bello si libera dalla figurazione per intraprendere una ricerca sulla forza segnica di lettere e parole, vicina alle teorie dello strutturalismo francese sull’analisi del linguaggio e alle sperimentazioni della poesia visiva. L’artista manifesta in queste opere un approccio ancor più schematico, fondato sulla costruzione di una griglia strutturale precisa e su una procedura rigorosa: le lettere che compongono le parole “analisi” e “sintesi” sono racchiuse in quadrati che, ad ogni passaggio verso il centro, sono divisi in ulteriori quattro parti. Ogni quadrato pone l’enfasi solo su un frammento – elemento strutturale isolato dal contesto – della lettera di partenza, fino a renderla irriconoscibile; questa diviene così pura materia visiva, segno che perde la sua funzione comunicativa a vantaggio di quella puramente analitico-estetica.

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