Allan Kaprow

Allan Kaprow, “Yard  (versione 9)”, 2003-2013. Courtesy Fondazione Morra, Napoli. In comodato a Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Foto © Amedeo Benestante. 

Artista e teorico dell’arte, nella sua intensa carriera Allan Kaprow si è confrontato con diverse tipologie di espressione artistica, anche se il suo contributo più importante è legato all’environment e all’happening, dei quali è considerato uno dei teorici e dei fondatori. Happening ed environment sono lavori ambientali che richiedono la partecipazione attiva del pubblico, coevi alle sperimentazioni portate avanti da Fluxus in Europa e dal gruppo Gutai in Giappone. “Il termine Happening – scrive Kaprow nel 1962 – si riferisce ad una forma artistica legata al teatro, che viene messa in scena in un preciso momento spazio-temporale. La sua struttura e il suo contenuto sono la logica estensione dell’enviroment”. Nel 1957-58 Kaprow inizia a creare i primi lavori ambientali che coinvolgono il pubblico. Questa integrazione sempre maggiore tra spazi, materiali, tempo e persone lo conduce successivamente ai pezzi più sperimentali e allo sviluppo in forma definitiva dei suoi happening. Il termine happening entra nell’uso corrente nell’ottobre del 1959, quando Kaprow lo inserisce sul biglietto d’invito all’azione 18 Happenings in 6 Parts alla Reuben Gallery di New York. Gli environment invece, sono spazi ideati da Allan Kaprow in cui il pubblico è chiamato a intervenire direttamente sui materiali, e per questo non sono da considerare semplici installazioni, poiché in continuo divenire. L’environment diventa in questo modo spazio in cui agire, un ambiente di cui si può fare esperienza e che è anzi attivato proprio dalla presenza e dall’azione del pubblico.

Sia nell’happening sia negli environment, il fruitore è posto simultaneamente di fronte a nuovi tipi di codici espressivi, sollecitato ad esprimere una reazione sia fisica che psicologica rispetto all’evento: i partecipanti, con la loro presenza, si muovono nell’ambiente, si fondono con esso. L’arte si fa azione, pratica comportamentale che determina una relazione sempre più stringente inaugurando, allo stesso tempo, un rapporto nuovo fra arte e pubblico: si stabilisce a partire da questo momento la possibilità, per gli spettatori, di introdurre dei mutamenti nell’opera, in ultima analisi di partecipare alla sua realizzazione. Kaprow rifonda radicalmente il concetto stesso di arte, come esperienza non più separata dalla vita, così come l’artista non è più separato dallo spettatore: arte e artista diventano veicolo di valori sociali e culturali alternativi. Inoltre, il fatto che l’happening abbia una durata e si svolga comunque nel tempo, introduce questo nuovo elemento come parte integrante dell’opera, che alla fine dell’azione resterà nella memoria o nella documentazione come tempo vissuto.

Kaprow ha realizzato happening ed environment nelle principali istituzioni americane ed europee. Ha partecipato alle più importanti manifestazioni internazionali come la Biennale di Venezia (1993) e Documenta (1977, 1987). Fra gli environment principali: Beauty Parlor (1957/58), Apple Shrine (1960), Stockroom (1960), Yard (1961), Words (1962), Push and Pull (1963), Eat (1963). Yard, riproposta nel cortile principale del Madre nell’ambito del progetto Per_formare una collezione dopo essere stata presentata a Napoli nel 2003 negli spazi di Castel Sant’Elmo, è stata realizzata per la prima volta nel 1961 a New York, alla Martha Jackson Gallery, dove Kaprow riempì il cortile retrostante la galleria con centinaia di copertoni usati. Lo spazio così trasformato ricordava una discarica più che una galleria d’arte, spiazzando i visitatori che erano invitati a camminare, sedersi, sdraiarsi sulle cataste di copertoni, spostandoli a piacimento per poi rimetterli a posto. Yard divenne presto un lavoro cruciale nell’opera di Kaprow, per l’uso dissacrante e la messa in discussione dello spazio espositivo. Con questa distesa di copertoni, Kaprow suggeriva la capacità dell’artista di confondere i piani e di giocare non solo con l’arte, ma con la vita stessa.

“Il pubblico è invitato ad entrare all’interno di Yard (versione n. 9) per camminare sulle gomme o risistemarle a proprio piacimento. Sentitevi liberi di lanciare le gomme verso le costruzioni per farle cadere. A questo punto, siete invitati a costruire nuove torri e mura. Così facendo, Yard cambierà continuamente”(A. Kaprow, 2003).

[Eugenio Viola]

Yard (versione 9), 2003-2013

In esposizione fino a maggio 2014. Attualmente non esposta

Courtesy Fondazione Morra, Napoli. In comodato a Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Foto © Amedeo Benestante. 

Yard (versione 9), 2003-2013

In esposizione fino a maggio 2014. Attualmente non esposta

Courtesy Fondazione Morra, Napoli. In comodato a Madre · museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Foto © Amedeo Benestante.